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UE, raggiunto l'accordo sul clima
post pubblicato in Diario, il 15 dicembre 2008



L’ultimo Consiglio Europeo di Bruxelles ha visto l’Unione Europea mettersi in prima linea per la difesa dell’ambiente, con lo storico accordo (così l’ha definito Nicolas Sarkozy, Presidente di turno dell’UE) raggiunto dopo trattative iniziate in salita, tra veti prima minacciati e poi smentiti. L’esito finale tuttavia non ha stravolto l’obiettivo iniziale del cosiddetto “pacchetto 20-20-20”, che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 e l’incremento del 20% dell’efficienza energetica e dell’utilizzo di energie pulite, il tutto entro il 2020. I negoziati hanno riguardato i modi in cui arrivare all’ambizioso traguardo, arrivando a stabilire standards meno rigidi rispetto alla bozza iniziale. Per le imprese considerate non a rischio di delocalizzazione le emissioni a pagamento corrisponderanno al 20% del totale nel 2013, al 70% nel 2020 fino a giungere al 100% nel 2025; chi inquina, insomma, paga.

Le imprese a rischio delocalizzazione saranno invece esentate dal pagamento per le emissioni, anche se il meccanismo con cui saranno identificate non è del tutto chiaro.

«Una grande vittoria per l’Italia», ha commentato il premier Berlusconi, «abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi». Dello stesso avviso è anche il Ministro degli Esteri Frattini, che sottolinea: «L’Italia ha ottenuto una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l’intero pacchetto clima-energia dell’UE estesa alla valutazione sull’impatto di competitività». Anche se il Presidente della Commissione Europea, Barroso, ha subito precisato che la revisione del 2010, «potrà solo aumentare la percentuale di emissioni da tagliare entro il 2020, e non ridurla». Dispiace comunque constatare che questa - che poteva essere un'ottima occasione del governo italiano per iniziare una nuova politica per il futuro - è stata l'enesimo atto dell'ormai triste commedia che vede il nostro Paese non solo arretrato, ma agguerrito contro un'idea di progresso ecosostenibile.

A conti fatti, ora anche l’Unione Europea, per quanto riguarda l’emergenza del riscaldamento globale, ha il suo dispositivo di riferimento, che non è di mero indirizzo, ma vincolante in tutte le sue parti; l’auspicio è che si colga questa occasione – data sia dall’accordo che, perché no, dalla crisi – per investire veramente, soprattutto in Italia, in energie pulite e fonti rinnovabili, come ha già promesso il Presidente eletto Obama prevedendo di creare in questo modo più di 2 milioni di posti di lavoro.




permalink | inviato da frenk808 il 15/12/2008 alle 23:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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