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Sinistra, dove sei?
post pubblicato in Politica, il 20 febbraio 2011


Sono passati oramai 3 anni dalla conclusione dell’ultima tragica esperienza di governo della sinistra. L’Unione guidata da Prodi debole sin dal primo giorno della legislatura iniziata nel 2006 si è sciolta come neve al sole dopo meno di 2 anni di vita, e non poteva essere diversamente. Tuttavia agli occhi degli italiani la colpa della fine di quella misera esperienza di governo è ricaduta interamente sui partiti comunisti, mentre la verità come sappiamo bene è ben diversa. (Non che voglia assolvere l’operato di Rifondazione e Comunisti italiane che di colpe ne hanno avute e parecchie: dalla mancata redistribuzione del reddito, al rifinanziamento delle missioni militari, alla subordinazione rispetto alla componente cattolica della coalizione).

Da quel momento i comunisti sono stati estromessi dal Parlamento, a causa di una legge elettorale mirata a favorire i 2 partiti maggiori PD e PDL ed a costituire un Parlamento di nominati pronti ad obbedire ciecamente a chi li aveva inseriti nelle liste elettorali. Il cartello elettorale denominato Sinistra Arcobaleno non ce l’ha fatta ad oltrepassare il quorum del 4% ed improvvisamente per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non hanno avuto una loro rappresentanza nel Parlamento italiano.

Ciò ha prodotto da una parte nuove lacerazioni: ovvero l’uscita della corrente di Vendola dal PRC nel corso del Congresso di Chianciano e dall’altra il tentativo di riavvicinare i partiti comunisti sotto la bandiera della Federazione della Sinistra, progetto questo,  che ha dato i suoi frutti migliori a livello locale, mentre a livello nazionale le resistenze ed i personalismi di parte dei gruppi dirigenti hanno influito molto sui tempi e sulla riuscita del progetto.

Il momento storico e politico che stiamo vivendo richiede oltremodo che quell’unità delle forze autenticamente di sinistra (comuniste e non), tanto auspicata dai suoi militanti e simpatizzanti, sia realizzata nel più breve tempo possibile per farci trovare preparati e con delle proposte concrete da presentare nel caso (molto probabile) di elezioni anticipate. Troverei anche opportuna la confluenza di quel che resta di Rifondazione e Comunisti italiani in un unico Partito Comunista Italiano che diventi l'ossatura di un contenitore più grande quale dovrebbe essere la Federazione della Sinistra.

Purtroppo quello che vedo attualmente non mi piace affatto. Vi sono ancora troppi settarismi, e non si è giunti all’elaborazione di un’analisi e di una proposta seria che possa rendere partecipi gli italiani su che tipo di Italia si vuole realizzare. C’è una sorta di immobilismo e mancanza di iniziativa politica dei gruppi dirigenti della Federazione della Sinistra, che purtroppo sta danneggiando fortemente il progetto. Ogni giorno vedo intorno a me compagni sempre più delusi che si defilano perché non credono più nella riuscita del progetto, ci si rinchiude in una mera difesa dell’esistente senza rivendicare alcunché: e questa si rivela essere una strategia perdente come ci testimonia la continua spogliazione di diritti.

 E così quell’entusiasmo e quella voglia di progettare e militare viene spento e difficilmente potrà essere recuperato. Ecco che a quel punto tanti dei delusi preferiscono affidarsi in maniera sbagliata al carisma del nuovo messia della sinistra (?) Vendola. E ci troviamo così con un nuovo Bertinotti in grado sì di catturare l’attenzione con la sua capacità dialettica, ma incapace di costruire una reale alternativa al sistema capitalista ed al populismo berlusconiano.

Uno dei motivi con cui cerco di dare una spiegazione all’immobilismo politico della Federazione (oltre alle diversità di vedute interne) consiste nel fatto che il suo gruppo dirigente non abbia ancora abbandonato l’idea di un’alleanza con il Partito Democratico e rimanga lì ad aspettare una chiamata, che probabilmente non giungerà mai. La gloriosa storia del Partito comunista italiano non può ridursi a questo. Chi si candida a prenderne il testimone ha il dovere di non infangare quel nome, ha il dovere di fare politica. E fare politica non significa cercare l’accordicchio per far giungere due o tre comunisti a sedere in Parlamento.

Con questo non voglio affermare che disdegno il dialogo, tutt’altro, ma il dialogo è un qualcosa che può avvenire soltanto tra pari. Come si può solo lontanamente pensare che il rapporto con il PD possa essere diverso da quello che il servo ha con il suo signore? Verremo usati per l’ennesima volta per far guadagnare all’armata brancaleone qualche centinaia di migliaia di voti, dopodiché le nostre proposte verrebbero immediatamente accantonate ed il nostri elettori si sentirebbero nuovamente traditi.

Molti obbietteranno che un patto con il PD si rende necessario per battere Berlusconi. Ma non lo si batte in questa maniera, al contrario lo si rafforza. Berlusconi e soprattutto il berlusconismo (cosa che sinceramente mi fa molta più paura) possono essere combattuti efficacemente solamente anteponendogli un modello culturale ed antropologico alternativo.

Il dialogo deve essere cercato con i cittadini, i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i precari e gli studenti; con quella parte del sindacato che ancora resiste ai diktat di un capitalismo sempre più legibus solutus; con quella parte di popolazione che si sta impoverendo fortemente o è già povera; con i migranti che sono gli italiani del prossimo futuro. Bisogna riallacciare il rapporto con i movimenti che percorrono l’Italia da Nord a Sud.  Mancano le proposte? Io non credo. Sono convinto piuttosto che manchi il coraggio per presentarle alla popolazione. Di fronte ad una crisi economica e culturale di tale portate servono scelte coraggiose:

1 - Perché non disporre  l’assegnazione di tutti gli alloggi sfitti alle persone che non hanno una casa e la reintroduzione dell’eco-canone per combattere il continuo aumento degli affitti? Ricordo che il diritto ad un’abitazione è un diritto umano fondamentale (art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

2 - Perché non proporre una maggiore tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, e di pari passo  prevedere l’alleggerimento del l’imposizione fiscale sul lavoro e l’adeguamento degli stipendi agli standards dei maggiori Paesi europei?

 3 - Perché non proporre le 30 ore di lavoro settimanali (in opposizione alle 60 ore, soglia che vuole essere sdoganata anche nell’ambito dell’Unione Europea), in modo tale che gran parte dei disoccupati possa essere assorbita dal mercato del lavoro? Lavorare meno, ma lavorare tutti.

 4- Perché non lanciare un grande piano di economia verde, che possa abbattere i consumi energetici e prevedere la produzione diffusa di energia pulita in modo tale da poterci affrancare dalla dipendenza verso i Paesi stranieri (come per esempio la Russia e la Libia).

5 - Perché non proporre la depenalizzazione dei reati legati alla micro-criminalità e al consumo delle droghe e prevedere invece pene più severe per i reati commessi dai “colletti bianchi”? E finalmente pensare al carcere come un’istituzione realmente finalizzata al reinserimento sociale del reo, senza che se ne calpesti la dignità umana come purtroppo avviene nei lager italiani. (Basti vedere gli ottimi risultati ottenuti dal carcere di Bollate dove una bassissima percentuale di detenuti torna a delinquere una volta scarcerati)

6 - Perché non rilanciare l’istruzione pubblica, la ricerca e la sperimentazione in un processo che miri ad integrare le culture dei migranti? (ricordo che solo fino a pochi anni fa l’Italia possedeva la miglior scuola primaria di tutta l’Europa, ora si sta procedendo alla sua smantellazione.

Queste sono solo alcune piccole proposte che una persona di sinistra vorrebbe vedere avanzate, ma ve ne sono numerose altre che attengono alla dignità ed alla sicurezza sul lavoro, al ritiro delle nostre forze armate dagli scenari di guerra, al rilancio all’insegna dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi pubblici. Ciò che serve agli italiani è l’entusiasmo creato da qualcosa che possa far intravedere un futuro diverso, non si può commettere l’errore di restare affacciati alla finestra ed attendere che succeda qualche cosa pena la conseguenza di divenire inutili ed ininfluenti. Io credo però che la sinistra in Italia abbia ancora molto da dire. Dobbiamo guardare al grande esempio di orgoglio e dignità che ci viene dai paesi della sponda sud del Mediterraneo che si sono riappropriati del proprio Paese e del proprio futuro. Hanno iniziato occupando simbolicamente una piazza, riappropriandosi cioè di un luogo pubblico, che appartiene a tutti. Mi sembra un ottimo punto da cui partire.

 

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