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un gruppo di amici... di tutto di più... e di tutto un po' :-D
Libia, crimini e corti
post pubblicato in Politica, il 29 giugno 2011


La notizia di questi giorni è il mandato di cattura spiccato dalla Corte Penale Internazionale contro Gheddafi... ma vediamo perché:

uno spaccato dei crimini dei libici ce lo da questo filmato di Report, ritrasmesso da Rainews



a seguito di questi e di altri episodi la CPI spicca un mandato di cattura per crimini contro l'umanità


Solo 4 mesi fa, la richiesta mondiale di giustizia per i crimini commessi in Libia e il Consiglio di Sicurezza dell'ONU all'unanimità hanno richiesto l'intervento della Corte Penale Internazionale. Ieri, la Corte ha trasmesso la sua prima decisione, spiccando mandati di arresto per Muhammar Gheddafi, il figlio Saif Al-Islam Gheddafi e Abdullah Al Senussi per aver ucciso civili sulle strade e per le vaste persecuzioni nei confronti dei dissidenti nelle loro case e per crimini contro l'umanità. I Giudici considerano che questi debbano essere arrestati per prevenire questi dall'uso dei loro poteri nel continuare la commissione di tali crimini.


Questa è la vera reazione della comunità internazionale e su questo si dovrebbe lavorare, non con i bombardamenti che per forza di cose si riperquotono soprattutto sui civili...

Auspico, personalmente, che sempre più e sempre più Paesi percorrano la strada della giustizia invece della strada della forza.
sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più
post pubblicato in Politica, il 10 giugno 2011


La rete suggerisce questo paragone: per me è un po' grosso ma le dinamiche sono le stesse... soprattutto dopo i dati di share di oggi (30% ad Annozero).

E voi che ne pensate?




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permalink | inviato da kaddo il 10/6/2011 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lampedusa, la vetrina elettorale della Lega.
post pubblicato in Politica, il 2 aprile 2011


Le elezioni amministrative si avvicinano e nel lanciare la propria campagna elettorale la Lega non si fa scrupoli a giocarla sulla pelle dei migranti. E’ sotto gli occhi di tutto il mondo l’indecenza e la disumanità con cui lo Stato italiano sta gestendo il flusso dei migranti. Un flusso un po’ più elevato del solito a causa deli cambiamenti che stanno ridisegnando la cartina geopolitica del

 

Nord Africa, ma non biblico come affermato dal Ministro dell’Interno e uomo di punta del Carroccio Roberto Maroni.

Ebbene la inettitudine di questa persona nel gestire gli arrivi può far precipitare tranquillamente l’Italia in fondo alla lista degli “Stati falliti”. L’isola di Lampedusa è stata trasformata in un gigantesco lager a cielo aperto, con più di 5000 persone - da alcuni definiti clandestini, anche se tuttora non riesco a comprendere il significato di questa parola che forse ha come unico scopo quello di svuotare di significato umano le persone ed equipararle allo stesso livello delle scorie radioattive che nessuno vuole accollarsi – costrette a dormire all’addiaccio, con poco cibo, senza potersi lavare, insomma deprivandole dei più elementari diritti umani sanciti nella nostra Costituzione e negli strumenti internazionali. Sono stati tenuti per giorni in queste condizioni forse nella speranza (del Ministro) di fomentare disordini e violenze per poter intervenire duramente e strappare gli applausi dei suoi elettori. Sfortunatamente per lui non ha fatto i conti con la dignità e l’educazione delle persone giunte a Lampedusa che invece hanno sopportato umiliazioni terribili e si sono limitate ad aspettare di essere trasferiti sul continente europeo. Naturalmente con il passare delle ore ed il deteriorarsi delle condizioni igienico sanitarie le proteste iniziano ad esplodere, anche per via del piano di “evacuazione” promesso dal governo che va al rallentatore.

Lampedusa è stata fatta diventare un’enorme vetrina elettorale, che ha potuto trasmettere in fretta - ad un elettorato disinformato e succube delle “stronzate” (perdonate il linguaggio) che vengono continuamente propagandate in maniera vergognosa dai TG e da gran parte dei quotidiani - una sorta di sindrome da accerchiamento dove sembrano essere milioni i migranti che premono alle frontiere italiane, mentre invece sono poche migliaia.

E che fine ha fatto il piano messo a punto dal Ministro Maroni per far fronte all’emergenze individuata già più di un mese e mezzo fa? Non ha fatto nulla fino ad ora e gli effetti si vedono. Ai vigili del fuoco e non alla protezione civile è toccato l’ingrato compito di montare (e smontare) in fretta e furia le tendopoli destinate ad ospitare i migranti tunisini. Il perché è presto detto, il comandante nazionale dei vigili del fuoco è molto vicino alla Lega. Fatto sta che i suoi poveri sottoposti sono stati risucchiati in una fantozziana commedia fatta di ordini, contrordini e smentite.

E poi a cosa servono le tende scusate? Molte regioni si sono rifiutate di ospitare la loro quota di migranti perché non condividono assolutamente la necessità di attrezzare degli enormi campi profughi in condizioni precari. Diversi presidenti hanno risposto picche al governo ed hanno detto “li accogliamo e li gestiamo noi in modo umano”. Fa un po’ ridere che un grande Paese come l’Italia non sia in grado di accogliere qualche migliaia di migranti. Che poi occorra che anche l’Europa si faccia carico di questa responsabilità mi sembra un’ovvietà. Fornire a chi arriva un po’ di solidarietà è un imperativo che ci arriva direttamente da un passato non troppo lontano.  Allo stesso modo l’Europa intera si deve adoperare per avviare economie virtuose e screve da disuguaglianza nei Paesi Africani. Ciò farà si che molte persone non siano costrette, per costruirsi un futuro, a rischiare la vita (e spesso perderla) attraversando il Mediterraneo. Questa questione deve essere posta dall’Italia con determinazione all’ordine del giorni dei lavori europei. Purtroppo in questo momento il prestigio e la credibilità del governo italiano naviga tra la suola delle scarpe ed il pavimento, ed in ogni caso come vediamo non è una priorità di questo governo.

Perché questo è un governo che si alimenta della guerra dei poveri contro i poveri. I discorsi che sentiamo in giro sfiorano vette toccate solo dal nazismo proprio perché gran parte degli italiani non vede aldilà del proprio naso e preferisce prendersela con i più deboli piuttosto che nei confronti di un governo inetto che invece di creare posti di lavori li taglia in tutti i settori (basti vedere i recenti tagli al solare), aumenta le accise sulla benzina per foraggiare una guerra inutile dannosa ed incivile e persegue una politica classista atta a proteggere corporazioni e ad aumentare le diseguaglianza (anche generazionali).

Abbiamo un presidente del consiglio che pochi anni fa versava lacrime quando i migranti albanesi venivano respinti dall’Itala, e che è andato due anni fa in una trasmissione di una TV tunisina (di cui è socio, ma guarda un po’!) a fornire alla popolazione un’idea dell’Italia che non corrisponde assolutamente alla realtà. Ha assicurato i tunisini che li avremo accolti, gli avremo dato un lavoro, una casa, la salute e l’istruzione. Sfortunatamente ora non sono più i benvenuti, miracoli della televisione.

 


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permalink | inviato da Malatesta85 il 2/4/2011 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Politica ed informazione italiana... sorde
post pubblicato in Politica, il 16 marzo 2011




La cosa che mi spinge a scrivere questo articolo è stata la notizia, appresa per caso, dello stato di mobilitazione delle persone sorde: mi sono messo quindi a cercare sui siti dei maggiori quotidiani nazionali ma non ho trovato niente di interessante e/o importante.


Alla "sordità" dell'informazione italiana voglio, nel mio piccolo, sopperire con questo breve escursus sulla problematica.

Utilizzando quindi parte del discorso tenuto al Senato della Repubblica dal Sen. Oskar Peterlini (che trovate qui insieme ad un'ampia documentazione) vorrei un po' venire a capo della questione.

"La LIS è la lingua visivo-gestuale adoperata dalle comunità dei sordi in Italia. Essa ha una struttura assai diversa dalla lingua italiana (parlata) dato che, nel corso della storia, sordi ed udenti non sono stati molto in contatto.
    La LIS, come le altre lingue segnate, non è dunque una pantomima con segni prodotti a caso come molte persone pensano, bensì è una lingua vera e propria con una sua grammatica. Analogamente a quanto avviene per le lingue vocali, ogni nazione ha una propria lingua dei segni, con ulteriori varietà regionali e addirittura con qualche differenza lessicale nell’ambito della stessa città, dovuta a quanto ancora sopravvive delle diversità linguistiche un tempo esistenti tra i vari istituti per sordi.
    I sordi in Italia sono oltre 70.000, includendo in questa cifra sia coloro che sono nati sordi o che sono diventati sordi nei primi anni di vita (e quindi non hanno potuto acquisire il linguaggio parlato come bambini udenti, a causa della sordità), sia le persone che sono diventate sorde dopo aver appreso il linguaggio parlato. Specie per i primi, i cosiddetti «sordomuti», che possono imparare la lingua parlata solo dopo un iter di riabilitazione, nasce la necessità di uno strumento quale la LIS, con una propria specificità morfologica, sintattica e lessicale.
    In Europa la lingua dei segni ha avuto un riconoscimento al più alto livello con due risoluzioni del Parlamento europeo, del 17 giugno 1988 e del 18 novembre 1998, relative appunto alla lingua dei segni dei sordi e con la risoluzione dell’Unesco resa a Salamanca nel giugno 1994. I sordi utilizzano figure professionali quali l’interprete LIS e gli operatori (per esempio gli assistenti alla comunicazione) garantendo attraverso l’uso della LIS risultati ottimali per la formazione di soggetti affetti da sordità.
    L’Unione europea dei sordi (European Union of the Deaf), con sede in Bruxelles, creata nel 1985, e che rappresenta attualmente le associazioni di ventiquattro Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Regno unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria) ha più volte sollecitato, con atti formali, tutti gli Stati membri dell’Unione europea ad accettare legalmente la lingua dei segni di ciascun Paese nell’ambito della struttura della Carta europea delle lingue minoritarie.
    La lingua dei segni rappresenta una forma di integrazione dei non udenti nella società degli udenti a condizioni per loro eque. Proprio per rafforzare la protezione e promozione dei diritti umani delle persone con disabilità e per abbattere la barriera della comunicazione quale forma di emarginazione, sembra quindi giunto il momento per l’Italia di dare alla LIS pieno riconoscimento, equiparandola ad una qualsiasi lingua di minoranza linguistica.
È in questo senso che la LIS deve essere per noi considerata «lingua non territoriale» della comunità dei sordi, equiparando tale definizione a quella della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, articolo 1, lettera c)."

Qual'è il problema? da questo discorso non si è fatto nulla: il passato Governo Prodi è arrivato alla fine dell'iter legislativo, ma la sua caduta ha impedito che la legge fosse approvata.

L'attuale Governo è rimasto a lungo "sordo" alle sollecitazioni della comunità dei sordi e degli interpreti LIS, tanto da promettere a più riprese un intervento legislativo mai arrivato.

I sordi pian piano cercano di prendere in mano la situazione e il 14 ottobre scorso hanno organizzato un sit-in per chiedere il riconoscimento di questa lingua.

Ed arriviamo ad oggi: l'Ente Nazionale Sordi (ENS) emana questo comunicato stampa

"L’Ente Nazionale Sordi Onlus annuncia lo stato di agitazione per la mancata approvazione del Disegno di Legge sul riconoscimento della Lingua dei Segni, di nuovo impantanato in I Commissione Affari Costituzionali del Senato in sede deliberante, dopo quasi un anno di attesa in Commissione Bilancio.

A comunicarlo è il Presidente Nazionale ENS Ida Collu, che teme che l’inspiegabile nuovo stop dell’iter legislativo del provvedimento, proprio quando la Commissione Bilancio si era espressa positivamente sul testo e sugli emendamenti, nasconda il tentativo di rimettere in discussione il contenuto del provvedimento proprio quando si attende soltanto il voto.“Non c’è più tempo”, aggiunge Ida Collu, “per modificare un testo su cui si sono già tenute audizioni, che ha già cambiato tre volte versione e che ha finalmente ricevuto il via libera dalla Commissione Bilancio”.Qualsiasi modifica al testo attuale, oltre quella indicata dalla Commissione Bilancio, non avrebbe altro effetto che snaturare il provvedimento, regalando ai sordi italiani, dopo oltre vent’anni di attesa, una legge beffa.

“Chiediamo soltanto”, conclude Ida Collu, “che la Repubblica riconosca la Lingua dei Segni senza “se” e senza “ma”, così come previsto dall’art. 21 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità che il nostro Paese si è impegnato ad attuare ratificandole con la legge 3 marzo 2009 n. 18”."


allora la mia domanda è: chi è il vero sordo in tutta questa faccenda?





Riferimenti normativi

Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Artt. 2, 9, 21, 24 e 30 (Lingua dei Segni).

Legge 3 marzo 2009, n.18. Ratifica ed esecuzione della Convenzione ONU.

Unione Europea 19.11.2010: 160 associazioni firmano la Dichiarazione sulle Lingue dei segni

Risoluzioni dell'Unione Europea sulla Lingua dei Segni (1988 e 1998)

Il nucleare in Italia? 10 buoni motivi per dire No
post pubblicato in Politica, il 14 marzo 2011


La tragedia giapponese riporta il tema del nucleare al centro del dibattito politico. E mentre ci avviciniamo al referendum di giugno, gli italiani cominciano a parlarne. Criticamente. Ecco dieci buoni motivi per essere antinucleari.

1. Il nucleare è molto pericoloso
La tragedia di Cernobyl ha dimostrato la pericolosità di questa fonte di energia. Quell’incidente ha causato e causerà ancora nel futuro centinaia di migliaia di vittime e ancora oggi, a 23 anni di distanza, le ricerche scientifiche mostrano ancora impatti sia sulla flora che sulla fauna. Cresce l’evidenza di leucemie infantili nelle aree vicino alle centrali nucleari.

2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca
Le centrali nucleari generano scorie radioattive. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo.

3. Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione
Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi” e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.

4. Il nucleare è troppo costoso
Secondo il Dipartimento USA dell’energia un EPR costa, in euro, 7,5 miliardi, una cifra ben maggiore rispetto a quanto propagandato da Enel e governo (4,5 miliardi). Se poi teniamo conto dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento e bonifica degli impianti nucleari, i costi per noi e le future generazioni saranno ancora più elevati.

5. Il nucleare non è necessario
Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2.

6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima
Il nucleare è una scelta inutile ai fini climatici, visto che le centrali saranno pronte certamente dopo il 2020 e invece bisogna ridurre oggi le emissioni di gas serra. Investire sul nucleare sottrae risorse alle fonti davvero pulite, efficienza energetica e rinnovabili.

7. Il nucleare non genera indipendenza energetica
Se il nucleare dovesse tornare in Italia, continueremo a importare petrolio per i trasporti e diventeremo dipendenti dall’estero per l’Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese.
E, comunque, la Francia leader del nucleare ha consumi procapite di petrolio superiori a quelli italiani.

8. Il nucleare è una risorsa limitata
L’Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso venissero costruiti nuove centrali, l’esaurimento delle risorse di Uranio si accelererebbe.

9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini
Gli italiani hanno detto NO al nucleare con un’importante scelta referendaria. Oggi i sondaggi di opinione rivelano che la maggior parte dei cittadini non vuole una centrale nucleare nella propria Regione.

10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi
Alcuni sostengono che il rischio nucleare c’è già, essendo l’Italia circondata da reattori. È una affermazione scorretta: anche se non è mai nullo, il rischio per le conseguenze di un incidente diminuisce maggiore è la distanza dalla centrale. Le Alpi, come si è visto nel caso di Cernobyl, sono una parziale barriera naturale per l’Italia.

RICORDIAMO CHE PER DIRE NO AL REFERENDUM OCCORRE SEGNARE IL SÌ


(fonte http://violapost.wordpress.com/2011/03/14/il-nucleare-in-italia-10-buoni-motivi-per-dire-no/)


Aggiornamento:
ecco la mappa delle probabili centrali nucleari sovrapposta alla mappa sismica dell'Italia:



Acqua bene pubblico, acqua diritto umano!!!
post pubblicato in Politica, il 27 febbraio 2011




Ecco perché Frattini tentenna...
post pubblicato in Politica, il 21 febbraio 2011


Gli scontri in Libia sono forti: almeno 300 morti a Bengasi, assalto ai palazzi governativi a Tripoli, repressione forte da parte del governo libico (un'ottimo articolo che spiega la situazione lo trovate qui)

e Frattini? il silenzio assordante da parte della diplomazia italiana non è solo frutto di interessi economici legati ai rifornimenti energetici; non è legato all'amicizia col nostro Primo Ministro (o almeno non solo) ma al fatto che ad uccidere i libici ci sono le NOSTRE armi!!!

Come un piccolo Wikileaks vi posto il comunicato stampa dell'Archivio Disarmo che vi potrà dare un'ottica sulle nostre esportazioni armamentali verso la Libia...




COMUNICATO STAMPA


Mentre continuano a pervenire dalla Libia drammatiche notizie sulla violenta repressione ad opera del regime, appare utile ricordare che Tripoli è un partner commerciale importante per l’Italia anche nel settore militare. Infatti in questo paese è diretto circa il 2% delle esportazioni totali dell’Italia, ponendosi come l’undicesimo paese importatore delle armi italiane.

Tra l’altro, dopo un leggero calo tra il 2005 e il 2007, nel 2008 il valore delle spese militari libiche ha ricominciato a crescere, raggiungendo la cifra di 1,1 miliardi di dollari nel 2008, aprendo quindi prospettive interessanti alle esportazioni di armi.

In base ai Rapporti del Presidente del Consiglio dei Ministri sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, il valore delle esportazioni di armi italiane alla Libia è in costante crescita a partire dal 2006, anno in cui riprendono i flussi commerciali tra i due Stati. Le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, eazzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche).


E’ utile ricordare che negli ultimi dieci anni diversi sono stati gli accordi stipulati con il regime di Gheddafi:


  • La Agusta Westlands, una società del Gruppo Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW109E Power tra il 2006 e il 2009, per un valore di circa 80 milioni di euro. L’azienda, inoltre, afferma di avere venduto quasi 20 elicotteri negli ultimi anni, tra cui l’aereo monorotore AW119K per le missioni mediche di emergenza e il bimotore medio AW139 per le attività di sicurezza generale.


  • Joint-venture: la Libyan Italian Advanced Technology Company (LIATEC), posseduta al 50% dalla Libyan Company for Aviation Industry, al 25% da Finmeccanica e al 25% da Agusta Westlands. LIATEC offre servizi di manutenzione e addestramento degli equipaggi dei velivoli AW119K, AW109 e AW139, tra cui servizio di assistenza tecnica, revisioni e fornitura di pezzi diricambio.


  • Nel gennaio 2008 Alenia Aeronautica, un’altra società del Gruppo, ha firmato un accordo con la Libia per la fornitura di un ATR-42MP Surveyor, un velivolo adibito al pattugliamento marittimo. Inoltre, nel contratto, del valore di 31 milioni di euro, sono compresi l’addestramento dei piloti, degli operatori di sistema, supporto logistico e parti di ricambio.


  • Itas srl, una società di La Spezia (secondo il Servizio Studi - Dipartimento affari esteri della Camera, doc.140-21/05/2010) cura il controllo tecnico e la manutenzione dei missili Otomat, acquistati a partire degli anni Settanta dal governo di Tripoli. L’Otomat è un missile a lunga gittata antinave.


  • A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Bengasi, nel maggio 2009, la Guardia di Finanza ha proceduto alla consegna delle prime tre motovedette alla Marina libica per il pattugliamento nel Mar Mediterraneo, seguite nel febbraio 2010 da altre tre imbarcazioni (da una di queste sono state sparate raffiche di mitragliatrice contro un peschereccio italiano nel 2010).


La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche:

  • Nel 2009 ha firmato un Memorandum of Understanding per la promozione di attività di cooperazione strategica con la LIA (Libyan Investment Authority) e con la LAP (la Libya Africa Investment Portfolio).


  • SELEX Sistemi Integrati, società del Gruppo Finmeccanica, ha firmato nell’ottobre 2009 un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza dei confini.


Solo ora, di fronte alla rivolta popolare che si sta diffondendo nei paesi nordafricani, si scopre che questi regimi sono illiberali, mentre i governi occidentali li hanno appoggiati a lungo, fornendo armamenti in cambio di materie prime e opportunamente “distraendosi” sui temi fondamentali del rispetto dei diritti umani e delle elementari libertà civili conculcate in questi paesi, come nel caso libico.



Prof. Maurizio Simoncelli

Vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo



Roma 21 febbraio 2011


Sinistra, dove sei?
post pubblicato in Politica, il 20 febbraio 2011


Sono passati oramai 3 anni dalla conclusione dell’ultima tragica esperienza di governo della sinistra. L’Unione guidata da Prodi debole sin dal primo giorno della legislatura iniziata nel 2006 si è sciolta come neve al sole dopo meno di 2 anni di vita, e non poteva essere diversamente. Tuttavia agli occhi degli italiani la colpa della fine di quella misera esperienza di governo è ricaduta interamente sui partiti comunisti, mentre la verità come sappiamo bene è ben diversa. (Non che voglia assolvere l’operato di Rifondazione e Comunisti italiane che di colpe ne hanno avute e parecchie: dalla mancata redistribuzione del reddito, al rifinanziamento delle missioni militari, alla subordinazione rispetto alla componente cattolica della coalizione).

Da quel momento i comunisti sono stati estromessi dal Parlamento, a causa di una legge elettorale mirata a favorire i 2 partiti maggiori PD e PDL ed a costituire un Parlamento di nominati pronti ad obbedire ciecamente a chi li aveva inseriti nelle liste elettorali. Il cartello elettorale denominato Sinistra Arcobaleno non ce l’ha fatta ad oltrepassare il quorum del 4% ed improvvisamente per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non hanno avuto una loro rappresentanza nel Parlamento italiano.

Ciò ha prodotto da una parte nuove lacerazioni: ovvero l’uscita della corrente di Vendola dal PRC nel corso del Congresso di Chianciano e dall’altra il tentativo di riavvicinare i partiti comunisti sotto la bandiera della Federazione della Sinistra, progetto questo,  che ha dato i suoi frutti migliori a livello locale, mentre a livello nazionale le resistenze ed i personalismi di parte dei gruppi dirigenti hanno influito molto sui tempi e sulla riuscita del progetto.

Il momento storico e politico che stiamo vivendo richiede oltremodo che quell’unità delle forze autenticamente di sinistra (comuniste e non), tanto auspicata dai suoi militanti e simpatizzanti, sia realizzata nel più breve tempo possibile per farci trovare preparati e con delle proposte concrete da presentare nel caso (molto probabile) di elezioni anticipate. Troverei anche opportuna la confluenza di quel che resta di Rifondazione e Comunisti italiani in un unico Partito Comunista Italiano che diventi l'ossatura di un contenitore più grande quale dovrebbe essere la Federazione della Sinistra.

Purtroppo quello che vedo attualmente non mi piace affatto. Vi sono ancora troppi settarismi, e non si è giunti all’elaborazione di un’analisi e di una proposta seria che possa rendere partecipi gli italiani su che tipo di Italia si vuole realizzare. C’è una sorta di immobilismo e mancanza di iniziativa politica dei gruppi dirigenti della Federazione della Sinistra, che purtroppo sta danneggiando fortemente il progetto. Ogni giorno vedo intorno a me compagni sempre più delusi che si defilano perché non credono più nella riuscita del progetto, ci si rinchiude in una mera difesa dell’esistente senza rivendicare alcunché: e questa si rivela essere una strategia perdente come ci testimonia la continua spogliazione di diritti.

 E così quell’entusiasmo e quella voglia di progettare e militare viene spento e difficilmente potrà essere recuperato. Ecco che a quel punto tanti dei delusi preferiscono affidarsi in maniera sbagliata al carisma del nuovo messia della sinistra (?) Vendola. E ci troviamo così con un nuovo Bertinotti in grado sì di catturare l’attenzione con la sua capacità dialettica, ma incapace di costruire una reale alternativa al sistema capitalista ed al populismo berlusconiano.

Uno dei motivi con cui cerco di dare una spiegazione all’immobilismo politico della Federazione (oltre alle diversità di vedute interne) consiste nel fatto che il suo gruppo dirigente non abbia ancora abbandonato l’idea di un’alleanza con il Partito Democratico e rimanga lì ad aspettare una chiamata, che probabilmente non giungerà mai. La gloriosa storia del Partito comunista italiano non può ridursi a questo. Chi si candida a prenderne il testimone ha il dovere di non infangare quel nome, ha il dovere di fare politica. E fare politica non significa cercare l’accordicchio per far giungere due o tre comunisti a sedere in Parlamento.

Con questo non voglio affermare che disdegno il dialogo, tutt’altro, ma il dialogo è un qualcosa che può avvenire soltanto tra pari. Come si può solo lontanamente pensare che il rapporto con il PD possa essere diverso da quello che il servo ha con il suo signore? Verremo usati per l’ennesima volta per far guadagnare all’armata brancaleone qualche centinaia di migliaia di voti, dopodiché le nostre proposte verrebbero immediatamente accantonate ed il nostri elettori si sentirebbero nuovamente traditi.

Molti obbietteranno che un patto con il PD si rende necessario per battere Berlusconi. Ma non lo si batte in questa maniera, al contrario lo si rafforza. Berlusconi e soprattutto il berlusconismo (cosa che sinceramente mi fa molta più paura) possono essere combattuti efficacemente solamente anteponendogli un modello culturale ed antropologico alternativo.

Il dialogo deve essere cercato con i cittadini, i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i precari e gli studenti; con quella parte del sindacato che ancora resiste ai diktat di un capitalismo sempre più legibus solutus; con quella parte di popolazione che si sta impoverendo fortemente o è già povera; con i migranti che sono gli italiani del prossimo futuro. Bisogna riallacciare il rapporto con i movimenti che percorrono l’Italia da Nord a Sud.  Mancano le proposte? Io non credo. Sono convinto piuttosto che manchi il coraggio per presentarle alla popolazione. Di fronte ad una crisi economica e culturale di tale portate servono scelte coraggiose:

1 - Perché non disporre  l’assegnazione di tutti gli alloggi sfitti alle persone che non hanno una casa e la reintroduzione dell’eco-canone per combattere il continuo aumento degli affitti? Ricordo che il diritto ad un’abitazione è un diritto umano fondamentale (art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

2 - Perché non proporre una maggiore tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, e di pari passo  prevedere l’alleggerimento del l’imposizione fiscale sul lavoro e l’adeguamento degli stipendi agli standards dei maggiori Paesi europei?

 3 - Perché non proporre le 30 ore di lavoro settimanali (in opposizione alle 60 ore, soglia che vuole essere sdoganata anche nell’ambito dell’Unione Europea), in modo tale che gran parte dei disoccupati possa essere assorbita dal mercato del lavoro? Lavorare meno, ma lavorare tutti.

 4- Perché non lanciare un grande piano di economia verde, che possa abbattere i consumi energetici e prevedere la produzione diffusa di energia pulita in modo tale da poterci affrancare dalla dipendenza verso i Paesi stranieri (come per esempio la Russia e la Libia).

5 - Perché non proporre la depenalizzazione dei reati legati alla micro-criminalità e al consumo delle droghe e prevedere invece pene più severe per i reati commessi dai “colletti bianchi”? E finalmente pensare al carcere come un’istituzione realmente finalizzata al reinserimento sociale del reo, senza che se ne calpesti la dignità umana come purtroppo avviene nei lager italiani. (Basti vedere gli ottimi risultati ottenuti dal carcere di Bollate dove una bassissima percentuale di detenuti torna a delinquere una volta scarcerati)

6 - Perché non rilanciare l’istruzione pubblica, la ricerca e la sperimentazione in un processo che miri ad integrare le culture dei migranti? (ricordo che solo fino a pochi anni fa l’Italia possedeva la miglior scuola primaria di tutta l’Europa, ora si sta procedendo alla sua smantellazione.

Queste sono solo alcune piccole proposte che una persona di sinistra vorrebbe vedere avanzate, ma ve ne sono numerose altre che attengono alla dignità ed alla sicurezza sul lavoro, al ritiro delle nostre forze armate dagli scenari di guerra, al rilancio all’insegna dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi pubblici. Ciò che serve agli italiani è l’entusiasmo creato da qualcosa che possa far intravedere un futuro diverso, non si può commettere l’errore di restare affacciati alla finestra ed attendere che succeda qualche cosa pena la conseguenza di divenire inutili ed ininfluenti. Io credo però che la sinistra in Italia abbia ancora molto da dire. Dobbiamo guardare al grande esempio di orgoglio e dignità che ci viene dai paesi della sponda sud del Mediterraneo che si sono riappropriati del proprio Paese e del proprio futuro. Hanno iniziato occupando simbolicamente una piazza, riappropriandosi cioè di un luogo pubblico, che appartiene a tutti. Mi sembra un ottimo punto da cui partire.

 

L'ORDA E GLI OMINI VERDI
post pubblicato in Politica, il 16 febbraio 2011


Mi sono deciso a scrivere questo articolo per tre ordini di motivi: il primo risiede nel terremoto istituzionale che sta attraversando parte del Nord-Africa e del Medio Oriente, il secondo nell’atteggiamento del nostro governo nei confronti dei nuovi flussi di migranti e in terzo luogo nei persistenti luoghi comuni che affollano le menti degli italiani e anche di molti polesani in merito ai processi migratori.

Dobbiamo ancora comprendere l’enorme portata del mutamento che sta avvenendo in Tunisia ed Egitto e che sta coinvolgendo molti altri Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. I regimi oppressivi e liberticidi che hanno governato questi Paesi negli ultimi decenni  sono travolti da processi di democratizzazione e modernizzazione che testimoniano una grande e giusta aspirazione all’autodeterminazione. Ogni popolo possiede infatti il diritto ad autodeterminarsi, ma ciò non è stato possibile fino ad oggi per quei Paesi del Nord Africa che hanno visto il dominio di regimi autoritari che si sono insediati ed autoriprodotti nella complicità dell’Occidente. Proprio quell’Europa che sull’altare della propria “sicurezza” ha sacrificato i diritti umani fondamentali di quelle popolazioni. Per fermare l’ondata migratoria prodotta dalla diseguale divisione internazionale del lavoro e della distribuzione del reddito non ci si è fatti scrupoli a sovvenzionare e a firmare patti “di collaborazione” per fare in modo che i migranti fossero fermati in tutti i modi (dai campi di prigionia alle motovedette pronte a mitragliare i barconi carichi di persone).

E qui arriviamo al secondo punto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla di “esodo biblico” e preannuncia l’arrivo di 80.000 nord-africani, tanto per ridestare l’attenzione del suo elettorato ancora shockato per l’affossamento del federalismo municipale. Il ministro mistifica la realtà, in quanto la maggior parte delle migliaia di tunisini che si stanno dirigendo verso l’Europa in questi giorni cercano di ricongiungersi con le loro famiglie residenti soprattutto in Francia. Invece di svolgere la funzione di Ministro dell’Interno che gli compete, ovvero quella di destinare le risorse umane e materiali necessarie per fornire la prima assistenza ai migranti, Maroni cosa fa? Getta la popolazione italiana nel panico, la fa sentire assediata da “un’orda” (come intitola il quotidiano della Lega, la Padania) di barbari pronta ad invaderci e a derubarci. Ha preferito lasciare migliaia di persone dormire all’addiaccio piuttosto che aprire le strutture del CIE, ultimate pochi anni fa e costate milioni di euro, che avrebbero potuto dare ospitalità a più di 800 persone. In seguito  il ministro  cosa fa? Si mette a sbraitare puntando il dito contro l’Unione Europea che ci avrebbe a suo dire abbandonati. Ma la pochezza intellettuale ed umana del Ministro viene subito a galla quando l’UE risponde che all’offerta di aiuti il governo italiano ha risposto picche. Ecco rivelata l’altra tattica dello stratega della Lega, farci sentire abbandonati da quell’Unione Europea ancora troppo morbida nei confronti dei migranti.

La situazione odierna rivela la strategia fallimentare del governo italiano e più in generale dell’Europa che si ostina a guardare i flussi migratori unicamente  in chiave securitaria (con l’Agenzia FRONTEX, il « cordone sanitario » si è progressivamente sviluppato lungo le coste occidentali dell’Africa, nel Canale di Sicilia, tra Malta e Lampedusa, nel Canale d’Otranto, nel mare Egeo, e ai confini terrestri orientali dell’Ue, facendo aumentare il numero dei morti alle frontiere : le ONG stimano - a partire dai soli dati raccolri dalla stampa - che il numero delle vittime della « guerra ai migranti » condotta in Europa negli ultimi vent’anni si aggiri intorno a 15.000) e non fa pressoché nulla per cercare di capirne le cause ed agire su di esse. Basti pensare che fra due o tre decenni al massimo i rifugiati ambientali che premeranno alle porte dell’Europa si conteranno in decine di milioni per via delle conseguenze dei cambiamenti climatici e per trovare i responsabili dovremo solo guardarci allo specchio. Se vogliamo affrontare seriamente la questione delle migrazioni non si può fare a meno di mettersi nell’ordine delle idee di porre fine alle speculazioni finanziarie (basti pensare ai danni provocati dalle speculazioni finanziarie sui prodotti alimentari che hanno affamato milioni di persone la scorsa estate) e alle sperequazioni e di procedere immediatamente con un nuovo modello di sviluppo.

Infine volevo sollevare la questione della xenofobia ovvero della paura del diverso, come sappiamo anticamente i romani indicavano tutti i popoli stranieri con il termine generico di barbari. I barbari erano per i romani coloro che non erano in grado di parlare agevolmente la loro lingua e quindi “balbettavano” agli occhi dei romani. Oggi purtroppo un po’ come allora l’etnocentrismo la fa da padrone e non vi è la curiosità di entrare in relazione e di iniziare a conoscere culture diverse. Mi torna in mente una frase che ho sentito pochi giorni addietro  che suonava più o meno così “Con quello che è capitato in Egitto vedrete quanti immigrati arriveranno e ci porteranno via il lavoro”. Questo è un pensiero ricorrente nelle menti di molti italiani sia di destra che di sinistra. E’ impressionante notare come la loro memoria sia di così breve durata. Solo pochi decenni fa decine di migliaia di Veneti sono migrati in cerca di fortuna in Piemonte per lavorare nella FIAT o nell’indotto, e quanti Veneti agli inizi del novecento sono migrati verso l’America Meridionale, in Argentina o in Brasile? Perché ora vogliono negare agli altri il diritto a migrare di cui hanno usufruito i loro bisnonni, i loro nonni o addirittura i loro stessi genitori?

E’ ben tenere presente che a terra che calpestiamo non porta inciso il nostro nome, è un bene comune di tutta l’umanità e ad ogni essere umano spetta il diritto a poter migrare, come ci ricorda la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 13 che così recita:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

(posto qui il link http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Articolo-13-Terra-casa-comune/17 all’interessante  commento di questo fondamentale diritto espresso dal prof. Antonio Papisca, Cattedra UNESCO "Diritti umani, democrazia e pace" presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell'Università di Padova)

Anche la Costituzione Italiana contiene un riferimento ai processi migratori, si tratta precisamente dell’art. 10 che così recita “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

E poi siamo così certi che ci portino via il lavoro? Dagli studi effettuati dagli esperti dell’UNDP (consiglio a tutti di scaricare da questo link http://www.onuitalia.it/notizie-ottobre-2009/306-lundp-ha-pubblicato-il-rapporto-sullo-sviuppo-umano-2009  il rapporto del 2009 del UNDP, di leggerlo e di divulgarlo)  risulta che non vi siano particolari impatti negativi sull’economia o sul mercato del lavoro di un Paese destinatario di flussi migratori, anzi i benefici che se ne ricavano sono molti dalla varietà sociale alle innovazioni. Quello a cui ci vogliano portare la Lega e i partiti di destra è ad una guerra dei poveri per distogliere l’attenzione sui reali problemi che affliggono la nostra economia.

In conclusione credo che un partito che si dichiara essere di sinistra non può fare marcia indietro su questi temi solo per fini meramente elettorali.  Non si può in nessun modo commettere il fatale errore di uniformarsi al pensiero maggioritario, ma al contrario abbiamo il dovere di aprire le menti dei nostri concittadini su queste tematiche e non dobbiamo far mancare la solidarietà a chi giunge da noi a costo di durissimi sacrifici per iniziare una vita onesta in Italia.  

oggi (e sempre) con le donne per la loro dignità
post pubblicato in Politica, il 13 febbraio 2011


(da www.unita.it/staino)

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permalink | inviato da kaddo il 13/2/2011 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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