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un gruppo di amici... di tutto di più... e di tutto un po' :-D
Ecco perché Frattini tentenna...
post pubblicato in Politica, il 21 febbraio 2011


Gli scontri in Libia sono forti: almeno 300 morti a Bengasi, assalto ai palazzi governativi a Tripoli, repressione forte da parte del governo libico (un'ottimo articolo che spiega la situazione lo trovate qui)

e Frattini? il silenzio assordante da parte della diplomazia italiana non è solo frutto di interessi economici legati ai rifornimenti energetici; non è legato all'amicizia col nostro Primo Ministro (o almeno non solo) ma al fatto che ad uccidere i libici ci sono le NOSTRE armi!!!

Come un piccolo Wikileaks vi posto il comunicato stampa dell'Archivio Disarmo che vi potrà dare un'ottica sulle nostre esportazioni armamentali verso la Libia...




COMUNICATO STAMPA


Mentre continuano a pervenire dalla Libia drammatiche notizie sulla violenta repressione ad opera del regime, appare utile ricordare che Tripoli è un partner commerciale importante per l’Italia anche nel settore militare. Infatti in questo paese è diretto circa il 2% delle esportazioni totali dell’Italia, ponendosi come l’undicesimo paese importatore delle armi italiane.

Tra l’altro, dopo un leggero calo tra il 2005 e il 2007, nel 2008 il valore delle spese militari libiche ha ricominciato a crescere, raggiungendo la cifra di 1,1 miliardi di dollari nel 2008, aprendo quindi prospettive interessanti alle esportazioni di armi.

In base ai Rapporti del Presidente del Consiglio dei Ministri sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, il valore delle esportazioni di armi italiane alla Libia è in costante crescita a partire dal 2006, anno in cui riprendono i flussi commerciali tra i due Stati. Le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, eazzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche).


E’ utile ricordare che negli ultimi dieci anni diversi sono stati gli accordi stipulati con il regime di Gheddafi:


  • La Agusta Westlands, una società del Gruppo Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW109E Power tra il 2006 e il 2009, per un valore di circa 80 milioni di euro. L’azienda, inoltre, afferma di avere venduto quasi 20 elicotteri negli ultimi anni, tra cui l’aereo monorotore AW119K per le missioni mediche di emergenza e il bimotore medio AW139 per le attività di sicurezza generale.


  • Joint-venture: la Libyan Italian Advanced Technology Company (LIATEC), posseduta al 50% dalla Libyan Company for Aviation Industry, al 25% da Finmeccanica e al 25% da Agusta Westlands. LIATEC offre servizi di manutenzione e addestramento degli equipaggi dei velivoli AW119K, AW109 e AW139, tra cui servizio di assistenza tecnica, revisioni e fornitura di pezzi diricambio.


  • Nel gennaio 2008 Alenia Aeronautica, un’altra società del Gruppo, ha firmato un accordo con la Libia per la fornitura di un ATR-42MP Surveyor, un velivolo adibito al pattugliamento marittimo. Inoltre, nel contratto, del valore di 31 milioni di euro, sono compresi l’addestramento dei piloti, degli operatori di sistema, supporto logistico e parti di ricambio.


  • Itas srl, una società di La Spezia (secondo il Servizio Studi - Dipartimento affari esteri della Camera, doc.140-21/05/2010) cura il controllo tecnico e la manutenzione dei missili Otomat, acquistati a partire degli anni Settanta dal governo di Tripoli. L’Otomat è un missile a lunga gittata antinave.


  • A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Bengasi, nel maggio 2009, la Guardia di Finanza ha proceduto alla consegna delle prime tre motovedette alla Marina libica per il pattugliamento nel Mar Mediterraneo, seguite nel febbraio 2010 da altre tre imbarcazioni (da una di queste sono state sparate raffiche di mitragliatrice contro un peschereccio italiano nel 2010).


La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche:

  • Nel 2009 ha firmato un Memorandum of Understanding per la promozione di attività di cooperazione strategica con la LIA (Libyan Investment Authority) e con la LAP (la Libya Africa Investment Portfolio).


  • SELEX Sistemi Integrati, società del Gruppo Finmeccanica, ha firmato nell’ottobre 2009 un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza dei confini.


Solo ora, di fronte alla rivolta popolare che si sta diffondendo nei paesi nordafricani, si scopre che questi regimi sono illiberali, mentre i governi occidentali li hanno appoggiati a lungo, fornendo armamenti in cambio di materie prime e opportunamente “distraendosi” sui temi fondamentali del rispetto dei diritti umani e delle elementari libertà civili conculcate in questi paesi, come nel caso libico.



Prof. Maurizio Simoncelli

Vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo



Roma 21 febbraio 2011


oggi (e sempre) con le donne per la loro dignità
post pubblicato in Politica, il 13 febbraio 2011


(da www.unita.it/staino)

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Rivoluzionando: il sud mediterraneo ci da una lezione
post pubblicato in Politica, il 29 gennaio 2011


E' da qualche giorno che penso di scrivere...

non voglio parlare della "Nipote di Mubarak" ma della Regione da cui viene: la sponda sud del Mediterraneo.

I nostri media ne parlano davvero poco ma la svolta è epocale: per la prima volta nella storia recente i Paesi cosiddetti "musulmani" si interrogano su una democrazia diversa da quella clanica in cui sono stati finora...

Tunisia, Egitto... ma anche altri si sono svegliati e la società civile cerca di prendersi ciò che è sua di diritto: la sovranità.

La Tunisia è stata governata dal novembre 1987 dal generale Zine El-Abidine Ben Ali, che ha deposto il presidente Bourguiba per senilità (modo gentile per definire il morbo di Alzheimer), con un colpo di stato "medico", favorito fra l'altro dall'Italia: il 14 gennaio 2011 termina anticipatamente il mandato presidenziale di Ben Ali, fuggito all'estero a seguito delle proteste popolari contro il carovita. Ad assumere provvisoriamente la presidenza, secondo la costituzione tunisina, è il presidente della Camera Fouad Mebazaa, con l'apertura inaugurando un'incerta fase transitoria.

L'Egitto è governato dal 1987 dal Presidente
Hosni Mubarak che negli anni ha modellato la Costituzione egiziana sulla sua figura diventando di fatto presidente a vita, comprimendo i diritti civili e costruendo uno stato di polizia. Anche qui la società civile si sta facendo sentire e qualcosa sta cambiando (staremo a vedere).
Un'ottima panoramica  sul clamore internazionale suscitato dalla situazione egiziana la potete trovare qui 

E noi??? Parliamo di Mubarak solo quando si parla di Ruby, una delle amiche del Premier, e della Tunisia... boh!!!

Ieri ci sono state manifestazioni in tutte le maggiori città italiane (tra le quali anche Padova) ma nei media... niente!!!

Quanto dobbiamo imparare dalla "arretrata" sponda sud del mediterraneo...
Lottate studenti, lottate!
post pubblicato in Politica, il 21 dicembre 2010


Ci troviamo ad una settimana esatta dal disastroso esito della mozione di sfiducia al governo Berlusconi. Esito determinato dalla barbara e criminale campagna acquisti portata avanti da un signore che ha fatto della compravendita e del ricatto la sua arma migliore per arrivare ai gradini più alti delle istituzioni italiane e per rimanerci nonostante l’enorme conflitto di interessi e i reati e gli illeciti commessi.

La prima vittima del redivivo governo saranno gli studenti, proprio domani è prevista l’approvazione definitiva del decreto Gelmini che contribuirà al disfacimento dell’università italiana già così pesantemente umiliata con le ultime riforme e finanziarie. Ma gli studenti giustamente non ci stanno, nonostante la loro disponibilità non sono stati nemmeno interpellati dal ministro dell’Istruzione che ha proseguito per la sua strada a testa bassa, sabotando ogni possibilità di dialogo, e dimostrandosi perciò la vera causa della tensione che pervade le piazze.  Si prospetta quindi una giornata di grandi manifestazioni nella capitale, mentre iene come Gasparri e La Russa cercano in tutti i modi di far salire la tensione rievocando gli anni di piombo e lo stato di eccezione. Bisognerebbe ricordare a tutti coloro che ascoltano le loro deplorevoli parole che in quegli anni proprio questi due pacifici signori erano in giro per le piazze coi manganelli in compagnia dell’attuale sindaco di Roma Alemanno. Inoltre fanno riferimento ad un pezzo della storia del nostro Paese che ormai appartiene al passato, le dinamiche di oggi e di allora non sono le stesse, le forze in campo, gli obiettivi, le prospettive, le speranze sono diverse. Mentre 40 anni fa si manifestava con un obiettivo ambizioso, ovverosia per cercare di far diventare realtà un’utopia, con tutti gli eccessi ma anche con tutte le eccezionali sperimentazioni di quel grande movimento. Oggi invece si scende in piazza non per un obiettivo di lungo periodo, ma per lanciare un grido disperato. Ormai non si ha più alcuna speranza nel domani, i lavoratori che hanno un lavoro e si vedono portare via tutti i diritti vivono nel terrore di perdere il loro impiego e di non sapere più come sfamare le proprie famiglie, a pagare il mutuo della casa che la banca è pronta a papparsi in un sol boccone; i precari non sanno se da qui a tre mesi il loro contratto verrà rinnovato o meno e tirano avanti con stipendi che potremo definire di sussistenza, i giovani, studenti e non, vedono le poche certezze che ancora gli davano speranza sfaldarsi davanti ai loro occhi. La rabbia e il malessere sta crescendo nel nostro Paese, gli scontri della settimana scorsa ne sono la prova lampante. Non ci sono né infiltrati né provocatori, come non ce n’erano in Francia, in Gran Bretagna, in Grecia. E’ solo la volontà di ribellarsi al futuro nero che si profila all’orizzonte, di cercare di riappropriarsi delle proprie vite, di dire basta a questa disgustosa e grottesca sceneggiata messa in piedi dalla politica mentre l’Italia affonda sempre più. Gli eccessi fanno parte di questo, è naturale, non si può pretendere che centomila persone incazzate e disperate siano tutte ben educate e sgomberino il campo dopo un’ordinata sfilata. E’ gente che non si riconosce più in niente, né nei sindacati e ancor di meno nei partiti, non si sentono più rappresentati da nessuno, la loro parola è stata completamente derubricata dalla pubblica piazza e dall’agenda politica. Sono individui atomizzati, stritolati dall’evidente fallimento del capitalismo e della classe politica sia di destra che di sinistra. In parte violenti perché la violenza è un modo per attirare l’attenzione su di loro e sui loro problemi di cui nessuno sembra accorgersi. Ma poi sono davvero loro i veri violenti o è chi gioca con le vite di milioni di persone pensando solo al tornaconto personale?  E’ triste pensare a chi, come fa Saviano, pretende di fare la paternale a questi individui, non c’è paternale che tenga, e soprattutto da quale pulpito? Chi è che si può ritenere degno di dire “fate i bravi e sperate”. Mi viene in mente una delle ultime interviste di quel grandissimo uomo che è Mario Monicelli, nella quale quasi con rabbia affermava che la speranza è una brutta parola, è ingannatrice! Sperare in chi, in che cosa? E ha avuto finalmente il coraggio di sdoganare una parola che spero sentiremo presto risuonare per le piazze e per le strade: Rivoluzione.

 


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permalink | inviato da Malatesta85 il 21/12/2010 alle 17:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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