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un gruppo di amici... di tutto di più... e di tutto un po' :-D
Che strano
post pubblicato in Città o campagna?, il 31 marzo 2008





permalink | inviato da frenk808 il 31/3/2008 alle 19:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Conflotta di classe
post pubblicato in Politica, il 31 marzo 2008


Le campagne elettorali mi piacciono particolarmente, poiché in questi periodi spesso ci si trova a dibattere di temi che altrimenti non verrebbero discussi in "tempi normali".
Uno di questi temi è la lotta di classe, sulla quale si sono spese molte parole, soprattutto nel confronto tra Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno.
Vorrei esprimere un mio parere, cercando di usare argomentazioni il più possibile oggettive.
Credo sia abbastanza condivisa l'idea che gli interessi di imprenditori e lavoratori siano diversi, oserei dire opposti, com'è del tutto legittimo. Oltretutto non è l'unica forma in cui, nella società contemporanea, si esprimono interessi diversi; ne cito alcuni, a titolo esemplificativo, molto banali: i membri della LIPU avranno interessi diversi dai cacciatori, così come Legambiente avrà interessi diversi rispetto a quelli dell'industria chimica, oppure gli interessi di un compratore saranno diversi da quelli di un acquirente; l'elenco è davvero lungo. Dicevo prima che questo è il caso anche di imprenditori e operai.
Il passaggio successivo è il seguente. Dove ci sono interessi contrapposti, c'è conflitto. Precisando subito che il conflitto può essere caratterizzato da intensità diverse (si va dal semplice confronto verbale al conflitto armato), credo possiamo essere tutti d'accordo con l'affermazione che ho appena fatto. Preso atto che gli esponenti della Sinistra arcobaleno hanno ripetutamente ribadito che quando parlano di lotta di classe non intendono riferirsi a scontri violenti, ritengo si possa dire che condividono la tesi che ho cercato di spiegare fin qui.
A questo punto credo che la questione sia terminologica. Mi spiego. Chi, come Veltroni o il Partito Democratico, si propone come il "nuovo", cercherà di svincolarsi da categorie del passato, come la lotta di classe, appunto. Chi invece, come la Sinistra Arcobaleno, fa del passato il proprio orgoglio - legandosi fortemente al concetto stesso di classe - difenderà la lotta di classe fino allo stremo.
Ecco la questione terminologica: si deve parlare di lotta di classe o di conflitto di interessi? 
Qui entrano in gioco le posizioni personali; io mi azzardo solo a dire che diffido molto del tentativo di "superare" questa situazione (vuoi di lotta vuoi di conflitto) poiché, come già ho sostenuto, credo che finché gli interessi in gioco sono diversi, naturalmente e legittimamente le parti cercheranno di prendere per sé stesse quanto più possibile.
Ma voglio restare neutrale, per non influenzare il lettore: d'ora in avanti parlerò di "conflotta di classe". 



permalink | inviato da frenk808 il 31/3/2008 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Dichiarazioni di voto: Kaddo
post pubblicato in Politica, il 29 marzo 2008


Salve ragazzi,

le elezioni si avvicinano e, visto che non posso votare, apro la girandola di interventi, a cui spero tutti partecipino, che esprime LA MIA posizione (naturalmente non quella del blog che è formato da varie persone) con le parole di una persona che stimo e con cui sono completamente e perfettamente d'accordo :-D

Un augurio di Vita Piena

Dichiarazione di voto: Marco Travaglio (da www.antoniodipietro.it)

travaglio2.jpg

In questi giorni ho ricevuto molte dichiarazioni di voto a favore dell’Italia dei Valori.
Riporto quella di Marco Travaglio.

"Due anni fa votai per l’Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al Senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare per il partito di Antonio Di Pietro. Conosco le obiezioni dei critici: la gestione padronale e personalistica del partito, da cui molti si sono allontanati; la caduta di stile di far prendere al partito una sede in affitto in uno stabile di proprietà dello stesso Di Pietro; la candidatura di personaggi come Sergio De Gregorio e Federica Rossi Gasparrini, puntualmente usciti dall’Idv dopo pochi mesi dall’elezione; l’adesione di Di Pietro, come ministro delle Infrastrutture, al progetto del Tav per le merci in Valsusa (sia pure dialogando con le popolazioni e discutendo di un possibile nuovo tracciato, alternativo al famigerato «buco» da 54 km a Venaus); la decisione di non chiudere la società Stretto di Messina, pur con la contrarietà ribadita al progetto del ponte; il no alla commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (secondo me sacrosanto, visto che le commissioni parlamentari in Italia servono a confondere le acque e a ostacolare le indagini della magistratura; ma maldestramente motivato con la richiesta di indagare anche sulle violenze dei black bloc, quasi che il parlamento dovesse occuparsi dei reati dei cittadini comuni). Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.
A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e la libertà d’informazione. Ne cito alcuni.

C’è Beppe Giulietti, animatore dell’associazione Articolo 21 contro ogni censura ed epurazione, dunque scaricato dal Pd che gli ha preferito addirittura Marco Follini, ex segretario dell’Udc ed ex vicepremier di Berlusconi, come responsabile per l’Informazione: quel Follini che ha votato tutte le leggi vergogna, compresa la Gasparri che è il principale ostacolo alla libertà d’informazione. C’è Pancho Pardi, che ho incontrato la prima volta al Palavobis, poi in tutti i girotondi e che mi auguro di reincontrare quando – se, come temo, rivincerà Berlusconi – ci toccherà tornare in piazza. C’è la baronessa Teresa Cordopatri, simbolo della lotta alla ’ndrangheta in Calabria. C’è, a Napoli, un sindaco anticamorra come Franco Barbato, che ha militato nel progetto di lista civica nazionale insieme a tanti altri amici. C’è Leoluca Orlando, che in quanto ad antimafia non teme confronti. Non ci sono, in compenso, alcuni personaggi discutibili che si erano avvicinati all’Idv, e che sono stati respinti o non ricandidati. E poi ci sarebbero anche Beppe Lumia e Nando Dalla Chiesa, ai quali Di Pietro aveva offerto un posto nella sua lista in Sicilia dopo l’estromissione (nel primo caso provvisoria, nel secondo definitiva) da quelle del Pd, che in compenso ospitano elementi come Mirello Crisafulli, l’amico del boss di Enna: alla fine, grazie anche all’Idv, Lumia è rientrato nel Pd, mentre Nando ha rispettabilmente deciso di declinare l’offerta. E poi c’è Di Pietro che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo pronunciare – da ministro e da leader di partito – una serie di «no» molto pesanti contro le vergogne del centro-sinistra. No all’indulto extralarge salva-Previti, salva-furbetti, salva-corrotti e salva-mafiosi. No al segreto di Stato e al ricorso alla Consulta sul sequestro Abu Omar contro i giudici di Milano. No alla depenalizzazione strisciante della bancarotta tentata da qualche ministro furbetto. No agli attacchi contro De Magistris e Forleo. No al salvataggio di Previti alla Camera (il deputato Idv Belisario, per un anno e mezzo, è stato il solo con il Pdci a chiedere la cacciata del pregiudicato berlusconiano, mentre gli altri facevano i pesci in barile). No al salvataggio di D’Alema e Latorre da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (lì il dipietrista Palomba s’è pronunciato per autorizzare le intercettazioni Unipol-Antonveneta-Rcs, senza se e senza ma). No all’inciucio mastelliano sulla controriforma dell’ordinamento giudiziario e a tutte le altre porcate del cosiddetto ministro della Giustizia ceppalonico.

No all’inciucio in commissione Affari costituzionali per la legge-truffa di Franceschini e Violante sul conflitto d’interessi (anche qui, solo il Pdci con Licandro e l’allora Ds Giulietti han tenuto botta con l’Idv). No alla limitazione delle intercettazioni telefoniche e no – dopo un’iniziale esitazione alla Camera – alla legge-bavaglio di Mastella & C. contro la pubblicazione delle intercettazioni e degli altri atti d’indagine fino al processo. No all’aumento del finanziamento pubblico dei partiti e al colpo di mano tentato in tal senso dai tesorieri di tutti i partiti (tranne quelli dell’Idv, Silvana Mura, e della Rosa nel pugno, Fabrizio Turco). No al comma Fuda che assicurava la prescrizione agli amministratori pubblici indagati dalla Corte dei conti per infrazioni contabili.
Come ministro delle Infrastrutture, poi, Di Pietro ha bonificato quel lombrosario che era prima il vertice dell’Anas, cacciando gli inquisiti e i condannati e denunciando i responsabili di certi ammanchi. Ha razionalizzato la miriade di progetti faraonici ereditati da Lunardi, concentrando le poche risorse disponibili su alcune opere davvero necessarie. E, in campagna elettorale, è stato il solo a dire papale papale che Rete 4 deve andare sul satellite e che bisogna applicare immediatamente la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia europea di Lussemburgo che, dichiarando illegittime le proroghe concesse a Mediaset dal 1999, privano da nove anni Europa 7 di Francesco Di Stefano delle frequenze necessarie per trasmettere. Infine, last but not least: sia che vinca Berlusconi sia che Pdl e Pd arrivino al pareggio e magari tentino un bel governissimo di larghe intese, mi auguro che arrivi in parlamento una pattuglia di guastatori capaci di fare opposizione con fermezza e competenza sui due temi cruciali, la libertà d’informazione e la giustizia uguale per tutti. Di gente così ce n’era anche nel Pd, ma è stata scientificamente eliminata con una specie di pulizia etnica. Ricordiamoci quel che accadde nel 2001, quando l’Idv mancò il quorum per un soffio: l’unica vera opposizione al regime berlusconiano non era in parlamento (a parte i cani sciolti alla Dalla Chiesa e alla De Zulueta, ora scomparsi dalle liste), ma in piazza. Se stavolta entrano in parlamento Di Pietro, Orlando, Pardi, Giulietti, Cordopatri, Mura e qualcun altro come loro, è meglio per tutti."



Par condicio
post pubblicato in Città o campagna?, il 29 marzo 2008


 




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A proposito di pensioni... Perchè lui non ci va?
post pubblicato in Politica, il 27 marzo 2008





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Buona Pasqua
post pubblicato in Diario, il 23 marzo 2008


 

Per chi è Cristiano, come me, oggi è un giorno importante, non serve spiegare per l’ennesima volta il suo significato.

Quello che invece serve spiegare è che per chiunque, credente o no, il messaggio contenuto nella festività della Pasqua è grande e rivoluzionario. Il messaggio di oggi ci vuole dire che una speranza c’è sempre, anche quando sembra andare tutto storto, anche quando vorremmo mandare tutto e tutti a quel paese, quando non sembrano esserci più vie d’uscita.

Non mi stancherò mai, spero, di ripetere che noi abbiamo un dovere, quello di impegnarci per migliorare il mondo in cui viviamo, ognuno secondo le proprie capacità e possibilità.

Ecco l’augurio che oggi faccio a tutti: coltivare sempre la speranza, perché un cambiamento, il vero cambiamento, è possibile, se lo vogliamo davvero...

Buona Pasqua, dunque.




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Vinca il migliore (?)
post pubblicato in Politica, il 20 marzo 2008


 

A meno di un mese dalle elezioni politiche del 13 e 14 aprile, è inevitabile dedicare il mio primo post alla politica, tema che – chi mi conosce lo sa! – mi appassiona non poco.

Vinca il migliore, dunque. Sempre che di migliore si possa parlare. O, come al solito, siamo costretti a scegliere il meno peggio?

Le alternative proposte agli elettori non sono poche (ci sono più di 10 candidati premier), il che, ad una prima (e superficiale) lettura, può sembrare una prova che siamo in una democrazia ben funzionante.

La mia impressione è invece diversa: tutta questa “abbondanza” mi pare piuttosto il frutto dell’incapacità dell’attuale classe politica di identificarsi in obiettivi comuni, con visuali magari diverse, ma da esprimersi in sintesi accettabili per tutti, governanti e governati. La frammentazione partitica è uno dei mali della nostra democrazia; la “cura PD” a tal proposito è stata, ahimè, solo un fuoco di paglia.

Il PD infatti si è presentato come l’”anti-deframmentazione”, il “nuovo”. Non si capisce bene perché. Doveva correre da solo, e invece si ritrova alleato con l’Italia dei Valori di Di Pietro e con la presenza – scomoda sin dall’inizio – con i Radicali, Bonino in primis (sarà curioso osservare, soprattutto in caso di vittoria, come si svilupperà la convivenza tra i Radicali e l’ala teocon del PD, Binetti su tutti). Ah no, che abbaglio! Il PD è nuovo perché ha rotto con la sinistra, così vecchia e legata all’ideologia. Sinistra che ha sempre dimostrato lealtà al governo Prodi anche e soprattutto in quei provvedimenti che di sinistra avevano ben poco (dalla prima finanziaria “lacrime e sangue” al rifinanziamento della missione militare in Afghanistan). È nuovo allora perché ha superato la storica divisione operaio/padrone, candidando insieme sopravvissuti della Thyssen, esponenti del mondo industriale (compreso Calearo, che ha ringraziato San Clemente perché ha mandato a casa Prodi) e personaggi legati al mondo del lavoro somministrato. A proposito, il PD vuole combattere il precariato e candida Ichino che vuole abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: curioso, no? Nuovo perché è guidato da Veltroni, in politica da una vita; nuovo perché grandissima parte dei ministri del governo Prodi sono ancora nelle liste del PD (tranne il Viceministro Visco: evidentemente la lotta all’evasione ha dato troppo fastidio a qualche potenziale elettore, o addirittura a qualche nuovo membro). Concludendo, il PD chiede il voto senza aver chiarito alcune questioni molto importanti, tra le quali la sua collocazione in Europa – nelle fila del Partito socialista europeo o del Partito popolare europeo(?), cosa di non poco conto – e la sua posizione riguardo la regolamentazione delle coppie di fatto.

L’elettore di sinistra allora ha altre scelte. Forse Boselli, silurato suo malgrado dall’informazione, di cui, attraverso tv e giornali, non si sa il programma (a proposito, è ancora socialista, vero?). Forse la Sinistra l’Arcobaleno, che di nuovo ha ben poco. Non mi riferisco all’ideologia. Parlo per esempio del suo candidato premier, Bertinotti, che dopo aver promesso di ritirarsi dalla politica quand’era presidente della Camera, ha cambiato idea (non era meglio rispondere alla sfida del PD con un volto veramente nuovo, per esempio Nicky Vendola?). Parlo anche della candidatura di persone che invece di fare il deputato o il senatore farebbero meglio a stare da qualche altra parte (mi riferisco per esempio a Caruso: l’atto più importante che ha compiuto in qualità di deputato è stato piantare sementi di marijuana tra i vasi di Montecitorio: un atto molto utile per tutti gli italiani, soprattutto per quelli che non arrivano alla terza settimana del mese, che gente come lui è stata eletta per rappresentare). La Sinistra l’Arcobaleno dovrebbe stare dalla parte dei più poveri, dei giovani, dei precari, ma offre soluzioni molto distanti dalla realtà e per questo difficilmente realizzabili, tenendo conto del fatto che viviamo in un’epoca di forte crisi economica, della globalizzazione, della concorrenza quasi asfissiante della Cina.

Per gli “irriducibili” di sinistra ci sono anche altre formazioni: Sinistra critica di Turigliatto, il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando e Alternativa comunista guidato da una giovane insegnante precaria di cui (non me ne voglia) non ricordo il nome. Che sia forse un segno? È forse giunto il momento che la sinistra impari a capire che in politica per forza di cose qualche compromesso bisogna accettarlo, e che non si può fondare un partito ogni volta che non si è d’accordo su una virgola?

Veniamo ora all’altra parte. Il PDL è una risposta troppo timida alle “provocazioni” del PD. A chi si presenta come il nuovo non si può rispondere con un premier che si candida per la quinta volta. Cose da Italia. Ad un partito nato dopo anni e anni di trattative non si può rispondere con un partito nato dal predellino di un’auto, per volontà di un uomo solo (si ricordi che fino alla caduta del Governo Prodi Fini ha sempre usato parole molto dure per l’idea di Berlusconi, e la scelta di aderire al PDL sembra più una necessità politica che un’esigenza di rinnovamento). Il PDL, tra l’altro, dovrebbe essere un partito liberale, ma nei 5 anni di governo Berlusconi non ha certo convinto di esserlo. Notizia recente è che in caso di vittoria sarà Tremonti il ministro dell’economia, già stato ministro dell’economia nel secondo Governo Berlusconi. Altro errore se si voleva rispondere alla “novità” del PD (Tremonti, tra l’altro, nel secondo Governo Berlusconi di cui ho appena parlato, si era poi dimesso e poco prima della fine della legislatura era stato richiamato nuovamente). Da osservare, inoltre, sarà il rapporto che si instaurerà con la Lega Nord (espulsa dal gruppo di estrema destra di cui faceva parte al Parlamento europeo perché troppo estremista) e con il movimento per le Autonomie (ci sarà un conflitto di interessi Nord-Sud?)

C’è allora Casini, punto di riferimento per molti elettori che si professano Cattolici, salvo precisare che Casini ascolta il Papa (altro punto di riferimento, spero più importante del leader dell’UdC, per l’elettorato cattolico) quando i suoi pareri non sono troppo scomodi (si ricorda che il Papa, non molto tempo fa, ha detto che il precariato è una piaga sociale).

Forse l’alternativa più coerente per l’elettore di destra è proprio La Destra di Storace, che ha avuto il coraggio di candidare al ruolo di premier una donna, ma che deve dimostrare da un lato di non aver troppa nostalgia del passato, e dall’altro di non fomentare derive xenofobe.

Per gli “irriducibili” di destra c’è anche Forza Nuova, dei cui membri o simpatizzanti sono note le azioni violente nei confronti di extracomunitari o di simpatizzanti di forze politiche di sinistra.

Il tutto condito da una legge elettorale che, con le soglie previste per Camera e Senato, cancellerà alcune delle forze citate; non ci permetterà di esprimere una preferenza (wow!!); che, con i meccanismi di attribuzione dei seggi previsti per il Senato, stabilirà una differenza molto esigua tra maggioranza e opposizione, determinando, per quanto riguarda la stabilità e la governabilità, un Prodi-bis.

Che vinca il migliore.




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Il fantasma del Tibet
post pubblicato in Politica, il 20 marzo 2008


 

Un saluto a Voi tutti,

desidero dedicare il mio primo post su questo blog alla gravissima situazione che sta vivendo in questi giorni il Tibet ed in particolare la città di Lhasa epicentro della protesta della popolazione tibetana.
Innanzitutto vorrei richiamare l'attenzione sulla difficoltà di reperire notizie chiare e sicure su cosa effettivamente è successo e sta succedendo in quel luogo che a noi sembra tanto distante, ma che in realtà è più vicino di quanto si pensi, in quanto oggi viviamo in un mondo profondamente interconnesso, e come in uno stagno se tiro un sasso le increspature provocate dal suo impatto si propagheranno per tutta la sua superficie.
Il muro che la Cina ha eretto intorno al Tibet (si può entrare solo grazie a visti speciali) e il controllo che esercita sull'informazione impediscono di conoscere la portata della repressione che l'esercito cinese sta portando avanti nei confronti della popolazione tibetana. Le notizie però iniziano a filtrare e si fanno sempre più drammatiche: si parla di centinaia di arresti e di diverse decine di morti.
La rivolta come riportato da diversi turisti e testimoni locali ha avuto inizio venerdì (14\3) mattina nel mercato Tromsikhang, ubicato nell’antica area tibetana della città di Lhasa, quando si è accesa una lite fra commercianti tibetani e cinesi. La rivolta si è subito propagata a tutto il quartiere e i monaci sono accorsi dai monasteri a dare manforte alla parte tibetana. L’esercito cinese massicciamente presente nella regione è intervenuto subito e ci sono stati duri scontri con le truppe anti-sommossa.
Il capo politico e spirituale del popolo tibetano, il Dalai Lama è intervenuto prontamente per denunciare l’abuso della violenza e la repressione cinese, affermando inoltre che le proteste sono la naturale conseguenza del disagio della popolazione tibetana per come viene governata. Il Dalai Lama, di fronte alle dichiarazioni dei leader cinesi che lo accusano di fomentare la rivolta per spaccare il Paese, ha risposto di non volere la secessione ma una reale autonomia.
Nel frattempo l’Occidente come al solito, quando si tratta di Paesi potenti e poco ricattabili, rimane a guardare e si limita a qualche timida denuncia della violazione dei diritti umani ad opera dell’esercito cinese. Ma come? Ci accorgiamo solo ora, ad un passo dal grande evento mondiale, quali sono le Olimpiadi, che la Cina viola i diritti umani? Noi che siamo i primi complici di tutte le violazioni che avvengono nelle fabbriche cinesi dove vengono prodotte merci a bassissimo prezzo che poi troviamo nei nostri mercati e nei nostri negozi, noi che abbiamo aiutato il governo cinese a limitare l’uso di internet e quindi cancellare la libertà di espressione e di informazione per milioni di persone. Solo ora ci accorgiamo che esiste un problema diritti umani in Cina?
Persino il papa per paura di danneggiare le traballanti relazioni tra Vaticano e Cina ha preso parecchio tempo prima di esprimersi e infine posto sotto pressione ha dovuto condannare le violenze.
E l’ONU dov’è finito? L’organizzazione che dovrebbe prevenire i conflitti e le violazioni dei diritti umani che fine ha fatto? Beh …così com’è resta un soggetto inutile perché in ogni caso una sua risoluzione verrebbe prontamente bloccata dal veto cinese. Eppure ha solo quest’arma? Esistono altre possibilità di intervento, ma il silenzio che viene dal palazzo di vetro è assordante, come lo è stato per il Darfur e per molte altre situazioni drammatiche che non sto qui a citare. Eppure questi eventi non sono degli ectoplasmi, sono reali ed hanno bisogno di interventi reali, accorti e rapidi. Se anche chi ha il compito di evitare questi drammatici eventi fa finta che non esistano, liquindandoli come problemi interni di un Paese, chi mai può avere la forza e il diritto di intervenire?
Alcuni propongono di boicottare le olimpiadi cinesi, ma vi sembra la soluzione del problema? A me sinceramente no, è una risposta che non farà altro che isolare ancor di più la Cina e la questione del Tibet. Le Olimpiadi invece potranno essere una opportunità per dare maggior visibilità alle critiche ed alle proteste. I giochi costringeranno la Cina a prendere posizione in quanto gli occhi di tutto il mondo saranno puntati su questo grande Paese ed esso non potrà permettersi di mettere in luce la parte peggiore di sé.
Non regge dal mio punto di vista l’argomentazione secondo la quale il business delle Olimpiadi prosegue infischiandosene di quello che sta accadendo. Il vero business, gli enormi interessi economici che proseguono e si fanno complici della violazione dei più essenziali diritti umani sono ben altri ed hanno a capo governi e multinazionali.
Certo è vero che le Olimpiadi sono un grande business, chi può negarlo, però nello stesso tempo sono l’incontro e l’unione tra uomini, idee e culture diverse come testimoniano i 5 cerchi simbolo di universalità e fratellanza. Perciò invece che boicottarle il mio invito è di impegnarsi perchè esse diano impulso ad un vero cambiamento che valorizzi la dignità e i diritti inerenti a tutti gli uomini in quanto tali.


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permalink | inviato da Malatesta85 il 20/3/2008 alle 17:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Consigli di voto :-D
post pubblicato in Città o campagna?, il 19 marzo 2008




Sulla rete si dice che Homer patteggi per il PD... Voi che ne dite?

Un augurio di Vita Piena

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permalink | inviato da kaddo il 19/3/2008 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Si comincia: poesia kurda
post pubblicato in Poesia, il 18 marzo 2008


 

Ciao a tutti!!!

Comincio io con una poesia già pubblicata sul mio blog, spero vi piaccia... voglio commenti, soprattutto dalle ragazze :-D

E' una poesia di un popolo senza Stato: i Kurdi

Dal profondo del mio cuore



Se il chiaro delle stelle avesse un senso
Se potessi donargli un senso,
Non avresti che a guardare le stelle della notte
Per sapere quanto ti amo.

Se il mormorare del vento avesse un senso,
Se potessi donargli un senso,
Non avresti che ad ascoltare il vento della notte
Per sapere quanto ti amo.

Se il picchiare fine della pioggia avesse un senso,
Se potessi donargli un senso,
Non avresti che ad ascoltare la pioggia cadente
Per sapere quanto ti amo.

Ma se mi amassi quanto io t'amo,
Non avresti bisgono della chiara luce delle stelle,
Del mormorio del vento, del picchiettare dell'acqua
Per sapere quanto ti amo.

Perché ciacun battito del tuo cuore
sarebbe un battito del mio,
Ogni tua inspirazione ed espirazione
sarà anche la mia,
Ciancun battito di ciglia dei tuoi occhi
sarà un battito dei miei,
E ciascun tuo sospiro
sarà anche il mio.

Attualmente circa 40 milioni, i Kurdi cosituiscono per la loro importanza numerica la terza nazione del medio oriente.
Malgrado il processo di assimilazione forzata che disconosce i loro diritti sociali e culturali, i Kurdi han saputo preservare la loro lingua e proteggere la propria cultura.
E' una cultura che si nutre di migliaia di anni di storia...

Un augurio di Vita Piena




permalink | inviato da kaddo il 18/3/2008 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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