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Riflessioni sul nucleare
post pubblicato in Politica, il 30 maggio 2008


Pubblico una riflessione sul nucleare di una ambientalista di Bologna che spero vi aiuti a riflettere su un argomento oggi molto presente: il ritorno al nucleare.

Credo che questa riflessione sia lontana da ogni speculazione e che possa aiutarvi a farvi una vera e corretta informazione :-D

Un augurio di Vita Piena

Kaddo


 Carissimi/e,
Si rivede il nucleare. E questa volta viene proposto con parole nuove, con un linguaggio che molto abilmente tende a nasconderne i problemiche la ricerca non è riuscita a far sparire. Pare che sia già pronto il piano dell’Enel per il governo con la localizzazione delle nuove centrali, tutte presso centrali termoelettriche già esistenti. Occorre renderle accettabili.

centrale nucleare
Questo cambiamento di linguaggio a mio avviso supera i miglioramenti tecnologici reali.
Perciò, più che addentrarmi nel tema, difficilmente concentrabile in poche righe, vorrei chiarire le idee su alcune frasi oggi comunemente usate:

1. “il nucleare della IV generazione sarà senza rischi e senza (o pochissime) scorie”.

Il nucleare da fissione “senza rischi” e “senza scorie” NON ESISTE.

Anche la IV generazione di reattori, che deve ancora arrivare perchè con tale nome ci si riferisce alle ricerche in corso, sembra oggi da tali ricerche che presenterà miglioramenti tecnici che potranno ridurre i rischi, ma NON azzerare le scorie. Non va dimenticato che i primi sono presenti in ogni fase di un processo che usa minerali radioattivi, e che le seconde non saranno mai eliminate completamente per ragioni fisiche.
Il riciclo non risolve la questione. Restano sempre quantità importanti di scorie altamente radioattive al termine del completo utilizzo, da sistemare in sicurezza.

2. “abbiamo la bolletta elettrica cara perchè abbiamo rinunciato al nucleare”.

Le ragioni del caro-energia in Italia non c’entrano nulla con il nucleare. Quest’ultimo è talmente costoso da essere fuori dal mercato e da necessitare di consistenti contributi pubblici (i nostri soldi dati al fisco) per essere messo in opera.
Anche il solare fotovoltaico è caro, ma gli incentivi statali hanno lo scopo di favorire una fonte pulita che non ha bisogno di essere sotterrata alla fine, per migliaia d’anni, in appositi depositi (anch’essi molto costosi).

3. “per l’energia dipendiamo dall’estero, per cui necessitiamo di tornare al nucleare”.

E l’uranio dove lo prenderemo? Scavando sotto le Alpi? L’uranio è già deficitario, e il suo prezzo già in aumento sul mercato mondiale.
Dipendere dall’uranio è come dipendere dal petrolio, o dal metano, cioè dalla fonte primaria fossile che l’Italia non possiede quasi per nulla; l’UNICO modo infatti per SMETTERE DI DIPENDERE dall’estero è aumentare il ricorso alle fonti rinnovabili, che si trovano anche qui.

Il fatto che importiamo un 16% di elettricità dalla Francia non c’entra nulla, importiamo anche altro, ciò che conta è l’importazione
di ENERGIA PRIMARIA, che tra petrolio e metano raggiunge l’85%.
Importare energia elettrica - e cioè energia trasformata a partire da energia primaria - significa importare una cosa che si trova sul
mercato come tante altre, ma l’indipendenza consiste nel produrla con le fonti che abbiamo in Italia.

4. “Il nucleare non influisce sull’effetto- serra”.

Come dicevo in una mail precedente, una centrale nucleare non è a sè stante, ma fa parte di un processo industriale che vede la costruzione delle sue parti, la lavorazione e il trasporto del combustibile, la costruzione dei depositi delle scorie, ecc. e studi recenti mostrano che nel complesso la produzione di gas-serra è equivalente a quella di una centrale a metano di proporzioni simili.

Dunque, “il nucleare causa effetto-serra” , o “le tasse per il nucleare”.
Riprendiamoci le parole. Coniamo gli slogan, magari fondati su fatti reali.

Molti cari saluti,
Claudia Castaldini



per ulteriori informazioni:



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permalink | inviato da kaddo il 30/5/2008 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ciò che non è stato detto...
post pubblicato in Politica, il 26 maggio 2008



Sembra opinione diffusa quella che sostiene che la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008 sia stata piuttosto noiosa. Forse questo è dovuto al fatto che alcune questioni molto cruciali non sono state affrontate[1].

Mi riferisco anzitutto al conflitto d’interessi. Per ovvi motivi il Popolo della Libertà non ha voluto affrontarlo, per motivi meno ovvi non l’ha fatto nemmeno il Partito Democratico[2]. Se questo è stato fatto in nome della “nuova stagione politica”, forse era meglio quella vecchia. Credo infatti che in una democrazia genuina le parti politiche debbano far emergere i “punti deboli” dell’avversario, chiunque esso sia e qualunque sia la parte che rappresenta, con toni anche aspri (ma mai offensivi); “fair play” non deve voler dire “chiudere un occhio”.

La questione del conflitto d’interessi si estende su due piani: da una parte il fatto che chi si candida detiene un impero mediatico; dall’altra torna alla memoria la precedente esperienza di governo in cui sono state approvate diverse leggi più utili al premier che all’intero Paese. Di questo non si è voluto parlare, ed è un fatto che a nostro avviso è costato a Veltroni un prezzo molto alto. All’estero invece, più o meno ovunque, questi interrogativi sono stati posti molto chiaramente: i media stranieri non sono stati molto indulgenti. Riporto alcuni esempi: «Ancora una volta il candidato premier che tutti i sondaggi danno per favorito è un imprenditore, un magnate televisivo, apparentemente più attento alla sua immagine che ai problemi del Paese»[3]; «Dal 2001 al 2006 Berlusconi ha introdotto qualche miglioramento al pesante sistema pensionistico e al rigido mercato del lavoro. Ma gran parte delle sue energie le ha dedicate a fare gli interessi suoi e dei suoi amici. I suoi sforzi si sono tradotti in leggi che lo hanno aiutato a evitare i processi, in attacchi alla magistratura e in una riforma elettorale in parte studiata per mantenerlo al potere. [...] Quest’anno – come ogni volta che Berlusconi si è candidato alle elezioni – agli Italiani viene chiesto di votare per un uomo inadatto a guidare una democrazia moderna. È sembrato chiaro fin dalla prima volta, nel 1994, quando è andato al potere mentre guidava un grande impero e aveva quasi il monopolio della tv privata italiana. [...] Le accuse nei suoi confronti e i suoi conflitti d’interesse sono ancora lì, e continuano anche i suoi attacchi alla magistratura, accompagnati da modifiche legislative volte a evitargli una condanna»[4]; «[Il leader della destra cilena,] José Piñera, è chiamato il Berlusconi cileno: anche lui è ricco ed è al centro di un conflitto d’interessi. A differenza di Berlusconi, però, Piñera è un uomo giovane, ha una sola rete televisiva e ha dichiarato che, se dovesse andare al potere, la venderebbe»[5]; «Nulla indica che il premier miliardario sia ora disposto ad anteporre gli interessi del Paese ai suoi»[6]; «[Una delle spiegazioni] del successo di Berlusconi è, come sempre, il suo dominio sui mezzi di comunicazione. Attraverso l’impero di Mediaset il futuro Presidente del Consiglio italiano controlla la maggior parte delle reti private del Paese e, una volta tornato al governo, eserciterà indirettamente una forte influenza anche sulla tv pubblica: avrà quindi in mano il 90 per cento della televisione italiana. [...] In passato sono stati proprio il conflitto d’interessi e il groviglio dei procedimenti giudiziari contro Berlusconi a spingere l’Economist a giudicarlo inadatto alla carica di Presidente del consiglio. Quel giudizio non è cambiato»[7]; «Come può l’Italia trasformarsi in una vivace democrazia europea quando il suo primo ministro sarebbe dichiarato incompatibile con la carica che ricopre in tutti gli altri Paesi con cui si deve misurare?»[8]. Giova ricordare inoltre che una delle reti private di Mediaset, Rete 4, è abusiva; una sentenza dello scorso 31 gennaio della Corte di Giustizia della Comunità europea del Lussemburgo ha condannato l’Italia a cedere le frequenze di Rete 4 ad Europa 7, che aspetta ormai da anni di poter trasmettere, e l’inadempienza costa ai cittadini italiani 350000 euro al giorno, con effetto retroattivo a partire dal 2006. C’è chi ha ribattezzato questa multa come la “tassa Fede”. Tutto questo per dimostrare che non è una questione di poco conto, o che non interessa e che non riguarda in prima persona gli elettori. Ecco perché è stato un grave errore non parlarne.

Altro tema solo sfiorato è stato il problema della mafia: Veltroni ha messo a segno un “colpo” strategico (solo) in un paio di comizi elettorali al sud, quando ha detto che i mafiosi non devono votare per il Partito Democratico; Berlusconi ha invece sostenuto che Mangano era un eroe (in questi termini, col senno di poi, sarebbe stato meglio se il tema della mafia non fosse stato trattato per niente). Mosse elettorali, quindi; poco, però, l’interesse reale dimostrato: «E dire che la mafia è uno dei principali ostacoli alla crescita e al progresso dell’Italia, anche perché scoraggia gli investimenti dall’estero. E questo non solo a Napoli, in Calabria o in Sicilia, ma anche in alcune regioni del nord»[9]. Non si può dire che il problema non sia sentito: è eloquente, a tal proposito, il grande successo del best seller di Roberto Saviano Gomorra, che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e della stessa camorra, costringendolo a vivere sotto scorta. Anche in questo caso, come ulteriore testimonianza del fatto che è un problema che ci riguarda molto da vicino, basti dire che «secondo un recente rapporto parlamentare, la più grande industria italiana non è la Fiat, appena ristrutturata, ma la ‘ndrangheta. L’organizzazione criminale calabrese controlla un impero con un giro d’affari annuale di circa 40 miliardi di euro. Considerando anche la mafia e la camorra, ci si rende conto di quanto sia grave la minaccia allo Stato di diritto»[10].

Di ambiente si è parlato quasi esclusivamente con riguardo all’emergenza rifiuti napoletana, problema annoso e dalla soluzione complicatissima. Si è parlato molto saltuariamente, a proposito dell’approvvigionamento energetico, di nucleare: anche assumendo che le centrali nucleari moderne siano più sicure rispetto al passato, non si parla mai della destinazione delle scorie: i costi di smaltimento sono molto elevati, e dato che rimangono radioattive per migliaia di anni, il problema della loro collocazione non è affatto secondario. Stupisce ancora una volta il fatto che si continua a non parlare di energie pulite, solare in primis: pur trattandosi del “BelPaese”, ci troviamo troppo indietro in quanto ad utilizzo di energia solare. Si è parlato di inceneritori, di rigassificatori: non si è detto però che questi si rendono necessari a causa del nostro stile di vita improntato (non solo) sul cellophane, e quindi è necessario mutarlo drasticamente da subito: meno imballaggi, meno inceneritori, più salute.   

Anche la politica estera è stata emarginata dal dibattito pre-elettorale. Fatta eccezione per la questione delle regole d’ingaggio in Libano – che peraltro vengono decise dal Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, e non dai governi nazionali –, non si è parlato d’altro. Eppure le emergenze planetarie sono davvero tante: anzitutto l’Afghanistan. L’Italia partecipa ad una missione militare che di pacifico ha ben poco. Se la presenza dei militari italiani è necessaria (cosa che ci lascia molto perplessi, a 7 anni dall’inizio delle ostilità, con risultati deludenti), sarebbe necessario per lo meno chiarire che la missione, se di pace vuole definirsi, non deve utilizzare i mezzi propri della guerra, come il bombardamento, in aperta violazione della Costituzione italiana, del Diritto internazionale dei Diritti umani e del Diritto internazionale umanitario. C’è poi la questione – che ormai sembra eterna – israelo-palestinese[11]; il nucleare di Iran e Corea del Nord; la crisi alimentare; il dramma del Darfur; i Balcani in subbuglio; l’integrazione europea singhiozzante[12]; possibile che non si sia spesa una sola parola?

Di diritti civili, e più in generale di “questioni morali”, proprio non si è parlato[13]. Il motivo sembra piuttosto semplice: per quanto riguarda il PDL, le posizioni sono ormai note; per quanto riguarda il PD, invece, si è preferito sfuggire alla questione. Quando un giornalista, nell’intervistare un esponente del PD, poneva la fatidica domanda sulle unioni di fatto, la risposta suonava più o meno così: «Siamo una forza riformista, nuova, nata dall’unione di due grandi tradizioni politiche. Come in tutti i grandi partiti riformisti, dibatteremo all’interno del partito per poi prendere una decisione unanime». Quale sia questa decisione, però, non ci è dato sapere. Così anche per le altre questioni morali. Come ci si può presentare all’elettorato senza chiarire da subito questioni fondamentali come questa[14]?


[1] Roman Arens, giornalista del Basler Zeitung (Svizzera), si chiede: «L’Italia deve davvero tornare al nucleare? Gli evasori fiscali devono di nuovo aspettarsi una certa tolleranza da parte dello Stato? Il conflitto d’interessi e i problemi dei mezzi d’informazione devono restare irrisolti? L’Italia deve proprio cambiare la sua politica estera, giocandosi quel poco di stima che si è conquistata negli ultimi due anni? Tutti interrogativi che hanno contato ben poco in questa campagna elettorale». Tratto da Internazionale, anno 15, n. 739, p. 26.

[2] Data la genericità dei temi affrontati, si prenderanno prevalentemente in esame le posizioni dei due principali schieramenti. 

[3] Jorge Gutiérrez, giornalista di Proceso e Radio Centro (Messico), in id., p. 29.

[4] Articolo estratto da The Economist (Gran Bretagna), in id., p. 31.

[5] Jorge Piña, giornalista di Hoy (Cile), in id., p. 36.

[6] Articolo tratto dal Financial Times (Gran Bretagna), in Internazionale, anno 15, n. 740, p. 23.

[7] Articolo tratto da The Economist (Gran Bretagna), in Internazionale, anno 15, n. 741, p. 20.

[8] Philip Stephens, giornalista del Financial Times (Gran Bretagna), in id., p. 22. 

[9] Richard Owen, giornalista de The Times (Gran Bretagna), in Internazionale, anno 15, n. 739, p. 36. 

[10] Philip Stephens, giornalista del Financial Times (Gran Bretagna), in Internazionale, anno 15, n. 741, p. 22.

[11] «Un altro punto chiave che manca dalla campagna elettorale è la politica estera, in particolare il Medio Oriente, volutamente trascurata dalle forze politiche nonostante l’Italia occupi un’importante posizione nel Mediterraneo. I leaders dei due maggiori schieramenti hanno solo rilasciato dichiarazioni a favore di Israele, senza nessun riferimento alla pace e al proprio ruolo di mediazione»: Jamal Moh’d Jadallah, giornalista di Wafa (ANP), in Internazionale, anno 15, n. 739, pp. 35-36.

[12] «Non è passato molto tempo da quando l’Italia era una delle protagoniste della vita politica europea. Negli anni ottanta ha svolto un ruolo chiave nel creare il mercato europeo e la moneta unica. Roma è sempre stata una convinta sostenitrice dell’integrazione continentale. Oggi non conta quasi più nulla»: Philip Stephens, giornalista del Financial Times, in Internazionale, anno 15, n. 741, p. 23.

[13] È doveroso specificare che di questioni morali (di aborto, nello specifico), ne ha parlato Giuliano Ferrara, che ha costruito una lista ad hoc su questo tema.

[14] Altra questione palesemente elusa dal Partito Democratico è quale sarà il gruppo parlamentare in cui confluirà al Parlamento Europeo. Come reagiranno gli elettori della (ex) Margherita ad un’eventuale confluenza nel PSE o, viceversa, quelli degli (ex) DS ad un’eventuale confluenza nel PPE?





permalink | inviato da frenk808 il 26/5/2008 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Libertà-diritto d'informazione
post pubblicato in Politica, il 13 maggio 2008


"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."

Queste righe sono i primi due commi dell'articolo 21 della Cotituzione italiana, il testo sacro su cui si fonda la nostra Repubblica. Pare però che qualcuno se ne dimentichi.
Gli ultimi fatti che lo dimostrano sono molto recenti, ma devo - ahimé - registrare che è da qualche anno ormai che in Italia non si possono dire certe cose.
Ciò che in tutto questo trovo scandaloso sono due cose: primo, il servilismo dei mezzi di comunicazione nei confronti dei poteri forti, politica in primis. Nulla in contrario al fatto che ci siano, per esempio, giornali di partito, canali televisivi controllati dal sistema politico; ma un diritto d'informazione degno di essere chiamato in questo modo non contempla il fatto che giornali e tv siano in pratica un monopolio (della politica).
Mi permetto, sempre all'interno di questo punto, di fare due ulteriori precisazioni. Quando si tratta questo tema, non si può non parlare di conflitto d'interessi. Se si parla di monopolio di fatto è perché - ormai lo sappiamo bene (...forse) - da una parte abbiamo il servizio pubblico che è espressione della partitocrazia, e dall'altra chi dovrebbe fare concorrenza è in realtà il Presidente del Consiglio. L'altra precisazione che trovo necesario esporre è che non si può attacare la categoria dei giornalisti (come generalisticamente fa Grillo) senza prima affrontare due altre questioni estremamente importanti, il precariato da un lato e i problemi poco fa citati dall'altro. Per non essere ripetitivo parlerò solo della prima questione. Come sappiamo, per qualsiasi tipo di lavoro di cui si tratti, il precariato è (uso un eufemismo) un dilemma; questo non è meno vero se si tratta dei giornalisti. Già un giornalista che lavora a tempo indeterminato per una testata "politica" (o, meglio, partitica), come si può ben immaginare, è estremamente limitato nella sua attività; se poi si tratta di un giornalista precario, si immagini a quanto questo può essere ricattabile: il lavoro del giornalista, in questo caso, diventa un lavoro di dattilografo.
Il secondo fatto che trovo scandaloso è la mancata indignazione degli Italiani. Viviamo in un Paese che non è più capace di stupirsi, che non ha più voglia di scioccarsi, avaro di sdegno. Non solo: non sono rari (tutt'altro) gli episodi in cui proprio i cittadini, che sono le vittime di questo sistema, si trovano a difenderlo a oltranza. Chi parla di conflitto d'interessi, di giustizia, di moralità nella politica, viene "bollato" - nella migliore delle ipotesi - come comunista. Ciò che mi preoccupa non è il fatto che chi arriva ai "piani alti" della politica abbia la possibilità i sostenere certe tesi, che definirei, come minimo assurde; questo è un segno che la nostra democraza funziona. Mi preoccupa invece il fatto che queste persone siano seguite, difese, ammirate, talvolta persino adorate; e questo è un segno che la nostra democrazia vacilla.
Abbiamo bisogno di giornalisti come Travaglio, che obiettivamente, citando fatti (e non opinioni, come invece chi vuole screditarlo tenta di convincerci), e soprattutto bipartisan, è una delle rare voci rimaste per garantire il rispetto dell'articolo 21 della nostra Costituzione.



permalink | inviato da frenk808 il 13/5/2008 alle 22:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Stop alla violenza
post pubblicato in Politica, il 5 maggio 2008


Purtroppo le cronache italiane sono costrette a narrare un nuovo fatto di inaudita violenza.
Il rischio è che quando un fatto accade troppo spesso, la tendenza sia quella di dimenticarsene, o di non farci caso.
Ma stavolta non è così. Non può passare inosservato questo episodio: un ragazzo è in fin di vita perché ha rifiutato una sigaretta, o (peggio) perché era seduto nel posto sbagliato nel modo sbagliato. Anche con uno sforzo notevole, non si riesce a trovare una ragione a cotanta barbarie. La politica non c'entra: o forse sì?
Non c'entra se pensiamo che un gesto del genere debba essere censurato da tutte le parti senza indugio alcuno; non c'entra se la Politica è considerata (e dev'essere così) quell'arena in cui trovano spazio le idee - per quanto diverse, persino opposte -, il confronto, anche lo scontro. Le botte no.
C'entra se si considera il fatto che chi si è macchiato di una colpa così grave si proponeva, o meglio, si imponeva come tutore di un ordine superiore, come difensore della classe della città, come promotore di una pulizia che deve spazzare tutto ciò che non è conforme (a cosa, non è ben chiaro); c'entra se si considera che ci sono molti giovani che hanno scordato che ciò a cui ora fanno fiero riferimento è stato causa di disdicevoli, enormi sofferenze, e che ci sono movimenti che ancora non vogliono abbandonare questo modello; c'entra se la condanna - che dovrebbe essere unanime - è timida e proveniente solo da una parte (in questi casi viene da dire che il silenzio è assordante); purtroppo c'entra, eccome.
Sia allora questo blog un mezzo per lanciare un messaggio forte: ci sono valori che non hanno colore, identità o simbolo, e la Politica, tutta, se ne deve prendere cura: basta, basta, BASTA VIOLENZA.
Forza Nicola, non mollare. 



permalink | inviato da frenk808 il 5/5/2008 alle 15:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
il veneto incontra l'inglese..
post pubblicato in Città o campagna?, il 5 maggio 2008


 

ALCUNI ESEMPI DI...

incontro tra due lingue:

il.. VENETENGLISH.!!

L’incontro tra il Veneto ed

il mondo anglosassone

attraverso la lingua…

BREAD TO BREAD, WINE TO WINE

pan al pan, vin al vin

BUT DO YOU WANT TO PUT?

ma vuto metare?

YOU SAY?

disito?

YOU ARE LOOKING AT THE HAIR

te stè a vardare el caveo

RUN, GO THERE

Cori, va la

TEAR DOWN THE CREST

caea ea cresta

THIS DICK

'sto casso

BUT WHAT ARE YOU BACK TO MAKE?

ma cossa sito drio fare?

BUT WHO'S FORCING YOU TO MAKE

IT?

ma chi xè che teo fa fare?

I AM DEAD TIRED

so' stanco morto

TODAY IT'S NOT THE DAY

un 'co no a xè giornata

AND GIVE IT TODAY, AND GIVE IT

TOMORROW

e dage uncò, dage doman

NO DICK'S FUCKING ME

non me ne ciava un casso

WE ARE ON THE HORSE

semo a cavalo

I'M SO HUNGRY THAT I CAN'T SEE

go na fame che no ge vedo

I'VE GOT TWO CHESTNUTS

ge ne go do maroni

DIE OF A SHOT

Mori da un colpo

LISTEN HERE

Scoltame qua

NOW I'LL PIGG

Deso porcheso

PIG AND OUT

Porco e fora

I'VE LOBSTERED

Me so ingamberà

PUSSY FACE

Muso da mona

YOU ARE COMPLETELY IDIOT

Te si tuto ebete

IDIOT RACE

Rassa de ebete

NOW THERE ARE DICKS

Desso i xè cassi

TAKE IT SLOWLY WITH CHRIST TO

AVOID UNDOING THE PROCESSION

Pian col Cristo che a procesion se

desfa

GO AHEAD WITH CHRIST OTHERWISE

THE PROCESSION GETS CROWDED

Vanti col Cristo che a procesion se

ingruma

HE IS AS UGLY AS CHOLERA

El xe brutto come el coera

HE IS AS DIRTY AS MUD

El xe onto fa el paltan

THERE'RE NO SAINTS OR MADONNAS

No ge xe ne santi ne madonne

THERE'S NOT EVEN A DOG

No ge xe gnanca un can

THE ASS, THE TIME AND THE LORD

MAKE WHATEVER THEY WANT

cueo, tempo e siori faqueo che voi

iori

THE SUN EATS THE HOURS

El soe magna e ore

HE WHO DOESN'T DEFECATE BURSTS

Chi no caga sciopa

THAT IS I'LL EXPLAIN TO YOU

cioè te spiego

DO YOU KNOW? (WILL YOU EVER

KNOW?)

Seto ti? (poito mai savere?)

IT'S MADE OF REAL PLASTIC

Xe de plastegon.

CAUGHT WITH THE BOMBS

Ciapà co e bombe.

I WOULD HAVE A SHADOW (I'D DRINK

A LITTLE SHADOW)

Me faria na ombra (beria 'na

ombreta)

HE WEIGTHS PEARS

Pesa i peri

YOU MAKE ME GET MILK TO THE

KNEES

te me fe vignere el late ai xenoci.

YOUR MOTHER IS A COW (letterally

YOUR SEA COW)

To mare vaca.

I'D EAT SHIT

Magnaria na merda

YOU GOT IT ON THE TEETH

te a gè ciapà sui denti.

HE IS A KISSPEW

El xe un basabanchi

I BEAT YOU LIKE A PERSIMMON

Te bato come un caco

POOR PUSSY

Poro mona

PEARS HEAD

Testa da peri

UNCLE DOG!

zio can!

PIGGY EVA

porca eva

GO AND SHIT

va cagare

WHAT TWO BALLS I'VE GOT

che do bae che gò

DON'T BREAK MY BALLS

non romparme i coioni

EAT STONES

magna sassi

PIG DOG (DOG PIG)

porseo can (can porco)

DOG ENTRAILS

bueo can

PYM

Pussy your mum

COMING BY BYKE I MAKE LEG!

vegnendo in bicicleta fasso gamba!

YOU SPEAK LIKE A PRINTED BOOK!

te parli come un libro stampà!

DON'T LOOK FOR CRUMBS IN THE

BED!!

no sta ndare in cerca de fregole

par el leto!!

Dirty like a cuttlefish

ONTO COME NA SEPPA

I’ M THE LAST WHEEL OF THE

CHARIOT

So l’ultima roda del caro

WHO HASN’T HEAD HAS GOT LEGS

chi no ga testa ga gambe

IT’S EASY TO BE GAY WITH THE

OTHERS’ ASS

Xe fassile fare i fenoci col culo dei

altri




permalink | inviato da ilsoletisaluta il 5/5/2008 alle 13:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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