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Acqua bene pubblico, acqua diritto umano!!!
post pubblicato in Politica, il 27 febbraio 2011




Ecco perché Frattini tentenna...
post pubblicato in Politica, il 21 febbraio 2011


Gli scontri in Libia sono forti: almeno 300 morti a Bengasi, assalto ai palazzi governativi a Tripoli, repressione forte da parte del governo libico (un'ottimo articolo che spiega la situazione lo trovate qui)

e Frattini? il silenzio assordante da parte della diplomazia italiana non è solo frutto di interessi economici legati ai rifornimenti energetici; non è legato all'amicizia col nostro Primo Ministro (o almeno non solo) ma al fatto che ad uccidere i libici ci sono le NOSTRE armi!!!

Come un piccolo Wikileaks vi posto il comunicato stampa dell'Archivio Disarmo che vi potrà dare un'ottica sulle nostre esportazioni armamentali verso la Libia...




COMUNICATO STAMPA


Mentre continuano a pervenire dalla Libia drammatiche notizie sulla violenta repressione ad opera del regime, appare utile ricordare che Tripoli è un partner commerciale importante per l’Italia anche nel settore militare. Infatti in questo paese è diretto circa il 2% delle esportazioni totali dell’Italia, ponendosi come l’undicesimo paese importatore delle armi italiane.

Tra l’altro, dopo un leggero calo tra il 2005 e il 2007, nel 2008 il valore delle spese militari libiche ha ricominciato a crescere, raggiungendo la cifra di 1,1 miliardi di dollari nel 2008, aprendo quindi prospettive interessanti alle esportazioni di armi.

In base ai Rapporti del Presidente del Consiglio dei Ministri sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, il valore delle esportazioni di armi italiane alla Libia è in costante crescita a partire dal 2006, anno in cui riprendono i flussi commerciali tra i due Stati. Le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, eazzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche).


E’ utile ricordare che negli ultimi dieci anni diversi sono stati gli accordi stipulati con il regime di Gheddafi:


  • La Agusta Westlands, una società del Gruppo Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW109E Power tra il 2006 e il 2009, per un valore di circa 80 milioni di euro. L’azienda, inoltre, afferma di avere venduto quasi 20 elicotteri negli ultimi anni, tra cui l’aereo monorotore AW119K per le missioni mediche di emergenza e il bimotore medio AW139 per le attività di sicurezza generale.


  • Joint-venture: la Libyan Italian Advanced Technology Company (LIATEC), posseduta al 50% dalla Libyan Company for Aviation Industry, al 25% da Finmeccanica e al 25% da Agusta Westlands. LIATEC offre servizi di manutenzione e addestramento degli equipaggi dei velivoli AW119K, AW109 e AW139, tra cui servizio di assistenza tecnica, revisioni e fornitura di pezzi diricambio.


  • Nel gennaio 2008 Alenia Aeronautica, un’altra società del Gruppo, ha firmato un accordo con la Libia per la fornitura di un ATR-42MP Surveyor, un velivolo adibito al pattugliamento marittimo. Inoltre, nel contratto, del valore di 31 milioni di euro, sono compresi l’addestramento dei piloti, degli operatori di sistema, supporto logistico e parti di ricambio.


  • Itas srl, una società di La Spezia (secondo il Servizio Studi - Dipartimento affari esteri della Camera, doc.140-21/05/2010) cura il controllo tecnico e la manutenzione dei missili Otomat, acquistati a partire degli anni Settanta dal governo di Tripoli. L’Otomat è un missile a lunga gittata antinave.


  • A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Bengasi, nel maggio 2009, la Guardia di Finanza ha proceduto alla consegna delle prime tre motovedette alla Marina libica per il pattugliamento nel Mar Mediterraneo, seguite nel febbraio 2010 da altre tre imbarcazioni (da una di queste sono state sparate raffiche di mitragliatrice contro un peschereccio italiano nel 2010).


La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche:

  • Nel 2009 ha firmato un Memorandum of Understanding per la promozione di attività di cooperazione strategica con la LIA (Libyan Investment Authority) e con la LAP (la Libya Africa Investment Portfolio).


  • SELEX Sistemi Integrati, società del Gruppo Finmeccanica, ha firmato nell’ottobre 2009 un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza dei confini.


Solo ora, di fronte alla rivolta popolare che si sta diffondendo nei paesi nordafricani, si scopre che questi regimi sono illiberali, mentre i governi occidentali li hanno appoggiati a lungo, fornendo armamenti in cambio di materie prime e opportunamente “distraendosi” sui temi fondamentali del rispetto dei diritti umani e delle elementari libertà civili conculcate in questi paesi, come nel caso libico.



Prof. Maurizio Simoncelli

Vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo



Roma 21 febbraio 2011


Sinistra, dove sei?
post pubblicato in Politica, il 20 febbraio 2011


Sono passati oramai 3 anni dalla conclusione dell’ultima tragica esperienza di governo della sinistra. L’Unione guidata da Prodi debole sin dal primo giorno della legislatura iniziata nel 2006 si è sciolta come neve al sole dopo meno di 2 anni di vita, e non poteva essere diversamente. Tuttavia agli occhi degli italiani la colpa della fine di quella misera esperienza di governo è ricaduta interamente sui partiti comunisti, mentre la verità come sappiamo bene è ben diversa. (Non che voglia assolvere l’operato di Rifondazione e Comunisti italiane che di colpe ne hanno avute e parecchie: dalla mancata redistribuzione del reddito, al rifinanziamento delle missioni militari, alla subordinazione rispetto alla componente cattolica della coalizione).

Da quel momento i comunisti sono stati estromessi dal Parlamento, a causa di una legge elettorale mirata a favorire i 2 partiti maggiori PD e PDL ed a costituire un Parlamento di nominati pronti ad obbedire ciecamente a chi li aveva inseriti nelle liste elettorali. Il cartello elettorale denominato Sinistra Arcobaleno non ce l’ha fatta ad oltrepassare il quorum del 4% ed improvvisamente per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non hanno avuto una loro rappresentanza nel Parlamento italiano.

Ciò ha prodotto da una parte nuove lacerazioni: ovvero l’uscita della corrente di Vendola dal PRC nel corso del Congresso di Chianciano e dall’altra il tentativo di riavvicinare i partiti comunisti sotto la bandiera della Federazione della Sinistra, progetto questo,  che ha dato i suoi frutti migliori a livello locale, mentre a livello nazionale le resistenze ed i personalismi di parte dei gruppi dirigenti hanno influito molto sui tempi e sulla riuscita del progetto.

Il momento storico e politico che stiamo vivendo richiede oltremodo che quell’unità delle forze autenticamente di sinistra (comuniste e non), tanto auspicata dai suoi militanti e simpatizzanti, sia realizzata nel più breve tempo possibile per farci trovare preparati e con delle proposte concrete da presentare nel caso (molto probabile) di elezioni anticipate. Troverei anche opportuna la confluenza di quel che resta di Rifondazione e Comunisti italiani in un unico Partito Comunista Italiano che diventi l'ossatura di un contenitore più grande quale dovrebbe essere la Federazione della Sinistra.

Purtroppo quello che vedo attualmente non mi piace affatto. Vi sono ancora troppi settarismi, e non si è giunti all’elaborazione di un’analisi e di una proposta seria che possa rendere partecipi gli italiani su che tipo di Italia si vuole realizzare. C’è una sorta di immobilismo e mancanza di iniziativa politica dei gruppi dirigenti della Federazione della Sinistra, che purtroppo sta danneggiando fortemente il progetto. Ogni giorno vedo intorno a me compagni sempre più delusi che si defilano perché non credono più nella riuscita del progetto, ci si rinchiude in una mera difesa dell’esistente senza rivendicare alcunché: e questa si rivela essere una strategia perdente come ci testimonia la continua spogliazione di diritti.

 E così quell’entusiasmo e quella voglia di progettare e militare viene spento e difficilmente potrà essere recuperato. Ecco che a quel punto tanti dei delusi preferiscono affidarsi in maniera sbagliata al carisma del nuovo messia della sinistra (?) Vendola. E ci troviamo così con un nuovo Bertinotti in grado sì di catturare l’attenzione con la sua capacità dialettica, ma incapace di costruire una reale alternativa al sistema capitalista ed al populismo berlusconiano.

Uno dei motivi con cui cerco di dare una spiegazione all’immobilismo politico della Federazione (oltre alle diversità di vedute interne) consiste nel fatto che il suo gruppo dirigente non abbia ancora abbandonato l’idea di un’alleanza con il Partito Democratico e rimanga lì ad aspettare una chiamata, che probabilmente non giungerà mai. La gloriosa storia del Partito comunista italiano non può ridursi a questo. Chi si candida a prenderne il testimone ha il dovere di non infangare quel nome, ha il dovere di fare politica. E fare politica non significa cercare l’accordicchio per far giungere due o tre comunisti a sedere in Parlamento.

Con questo non voglio affermare che disdegno il dialogo, tutt’altro, ma il dialogo è un qualcosa che può avvenire soltanto tra pari. Come si può solo lontanamente pensare che il rapporto con il PD possa essere diverso da quello che il servo ha con il suo signore? Verremo usati per l’ennesima volta per far guadagnare all’armata brancaleone qualche centinaia di migliaia di voti, dopodiché le nostre proposte verrebbero immediatamente accantonate ed il nostri elettori si sentirebbero nuovamente traditi.

Molti obbietteranno che un patto con il PD si rende necessario per battere Berlusconi. Ma non lo si batte in questa maniera, al contrario lo si rafforza. Berlusconi e soprattutto il berlusconismo (cosa che sinceramente mi fa molta più paura) possono essere combattuti efficacemente solamente anteponendogli un modello culturale ed antropologico alternativo.

Il dialogo deve essere cercato con i cittadini, i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i precari e gli studenti; con quella parte del sindacato che ancora resiste ai diktat di un capitalismo sempre più legibus solutus; con quella parte di popolazione che si sta impoverendo fortemente o è già povera; con i migranti che sono gli italiani del prossimo futuro. Bisogna riallacciare il rapporto con i movimenti che percorrono l’Italia da Nord a Sud.  Mancano le proposte? Io non credo. Sono convinto piuttosto che manchi il coraggio per presentarle alla popolazione. Di fronte ad una crisi economica e culturale di tale portate servono scelte coraggiose:

1 - Perché non disporre  l’assegnazione di tutti gli alloggi sfitti alle persone che non hanno una casa e la reintroduzione dell’eco-canone per combattere il continuo aumento degli affitti? Ricordo che il diritto ad un’abitazione è un diritto umano fondamentale (art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

2 - Perché non proporre una maggiore tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, e di pari passo  prevedere l’alleggerimento del l’imposizione fiscale sul lavoro e l’adeguamento degli stipendi agli standards dei maggiori Paesi europei?

 3 - Perché non proporre le 30 ore di lavoro settimanali (in opposizione alle 60 ore, soglia che vuole essere sdoganata anche nell’ambito dell’Unione Europea), in modo tale che gran parte dei disoccupati possa essere assorbita dal mercato del lavoro? Lavorare meno, ma lavorare tutti.

 4- Perché non lanciare un grande piano di economia verde, che possa abbattere i consumi energetici e prevedere la produzione diffusa di energia pulita in modo tale da poterci affrancare dalla dipendenza verso i Paesi stranieri (come per esempio la Russia e la Libia).

5 - Perché non proporre la depenalizzazione dei reati legati alla micro-criminalità e al consumo delle droghe e prevedere invece pene più severe per i reati commessi dai “colletti bianchi”? E finalmente pensare al carcere come un’istituzione realmente finalizzata al reinserimento sociale del reo, senza che se ne calpesti la dignità umana come purtroppo avviene nei lager italiani. (Basti vedere gli ottimi risultati ottenuti dal carcere di Bollate dove una bassissima percentuale di detenuti torna a delinquere una volta scarcerati)

6 - Perché non rilanciare l’istruzione pubblica, la ricerca e la sperimentazione in un processo che miri ad integrare le culture dei migranti? (ricordo che solo fino a pochi anni fa l’Italia possedeva la miglior scuola primaria di tutta l’Europa, ora si sta procedendo alla sua smantellazione.

Queste sono solo alcune piccole proposte che una persona di sinistra vorrebbe vedere avanzate, ma ve ne sono numerose altre che attengono alla dignità ed alla sicurezza sul lavoro, al ritiro delle nostre forze armate dagli scenari di guerra, al rilancio all’insegna dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi pubblici. Ciò che serve agli italiani è l’entusiasmo creato da qualcosa che possa far intravedere un futuro diverso, non si può commettere l’errore di restare affacciati alla finestra ed attendere che succeda qualche cosa pena la conseguenza di divenire inutili ed ininfluenti. Io credo però che la sinistra in Italia abbia ancora molto da dire. Dobbiamo guardare al grande esempio di orgoglio e dignità che ci viene dai paesi della sponda sud del Mediterraneo che si sono riappropriati del proprio Paese e del proprio futuro. Hanno iniziato occupando simbolicamente una piazza, riappropriandosi cioè di un luogo pubblico, che appartiene a tutti. Mi sembra un ottimo punto da cui partire.

 

L'ORDA E GLI OMINI VERDI
post pubblicato in Politica, il 16 febbraio 2011


Mi sono deciso a scrivere questo articolo per tre ordini di motivi: il primo risiede nel terremoto istituzionale che sta attraversando parte del Nord-Africa e del Medio Oriente, il secondo nell’atteggiamento del nostro governo nei confronti dei nuovi flussi di migranti e in terzo luogo nei persistenti luoghi comuni che affollano le menti degli italiani e anche di molti polesani in merito ai processi migratori.

Dobbiamo ancora comprendere l’enorme portata del mutamento che sta avvenendo in Tunisia ed Egitto e che sta coinvolgendo molti altri Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. I regimi oppressivi e liberticidi che hanno governato questi Paesi negli ultimi decenni  sono travolti da processi di democratizzazione e modernizzazione che testimoniano una grande e giusta aspirazione all’autodeterminazione. Ogni popolo possiede infatti il diritto ad autodeterminarsi, ma ciò non è stato possibile fino ad oggi per quei Paesi del Nord Africa che hanno visto il dominio di regimi autoritari che si sono insediati ed autoriprodotti nella complicità dell’Occidente. Proprio quell’Europa che sull’altare della propria “sicurezza” ha sacrificato i diritti umani fondamentali di quelle popolazioni. Per fermare l’ondata migratoria prodotta dalla diseguale divisione internazionale del lavoro e della distribuzione del reddito non ci si è fatti scrupoli a sovvenzionare e a firmare patti “di collaborazione” per fare in modo che i migranti fossero fermati in tutti i modi (dai campi di prigionia alle motovedette pronte a mitragliare i barconi carichi di persone).

E qui arriviamo al secondo punto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla di “esodo biblico” e preannuncia l’arrivo di 80.000 nord-africani, tanto per ridestare l’attenzione del suo elettorato ancora shockato per l’affossamento del federalismo municipale. Il ministro mistifica la realtà, in quanto la maggior parte delle migliaia di tunisini che si stanno dirigendo verso l’Europa in questi giorni cercano di ricongiungersi con le loro famiglie residenti soprattutto in Francia. Invece di svolgere la funzione di Ministro dell’Interno che gli compete, ovvero quella di destinare le risorse umane e materiali necessarie per fornire la prima assistenza ai migranti, Maroni cosa fa? Getta la popolazione italiana nel panico, la fa sentire assediata da “un’orda” (come intitola il quotidiano della Lega, la Padania) di barbari pronta ad invaderci e a derubarci. Ha preferito lasciare migliaia di persone dormire all’addiaccio piuttosto che aprire le strutture del CIE, ultimate pochi anni fa e costate milioni di euro, che avrebbero potuto dare ospitalità a più di 800 persone. In seguito  il ministro  cosa fa? Si mette a sbraitare puntando il dito contro l’Unione Europea che ci avrebbe a suo dire abbandonati. Ma la pochezza intellettuale ed umana del Ministro viene subito a galla quando l’UE risponde che all’offerta di aiuti il governo italiano ha risposto picche. Ecco rivelata l’altra tattica dello stratega della Lega, farci sentire abbandonati da quell’Unione Europea ancora troppo morbida nei confronti dei migranti.

La situazione odierna rivela la strategia fallimentare del governo italiano e più in generale dell’Europa che si ostina a guardare i flussi migratori unicamente  in chiave securitaria (con l’Agenzia FRONTEX, il « cordone sanitario » si è progressivamente sviluppato lungo le coste occidentali dell’Africa, nel Canale di Sicilia, tra Malta e Lampedusa, nel Canale d’Otranto, nel mare Egeo, e ai confini terrestri orientali dell’Ue, facendo aumentare il numero dei morti alle frontiere : le ONG stimano - a partire dai soli dati raccolri dalla stampa - che il numero delle vittime della « guerra ai migranti » condotta in Europa negli ultimi vent’anni si aggiri intorno a 15.000) e non fa pressoché nulla per cercare di capirne le cause ed agire su di esse. Basti pensare che fra due o tre decenni al massimo i rifugiati ambientali che premeranno alle porte dell’Europa si conteranno in decine di milioni per via delle conseguenze dei cambiamenti climatici e per trovare i responsabili dovremo solo guardarci allo specchio. Se vogliamo affrontare seriamente la questione delle migrazioni non si può fare a meno di mettersi nell’ordine delle idee di porre fine alle speculazioni finanziarie (basti pensare ai danni provocati dalle speculazioni finanziarie sui prodotti alimentari che hanno affamato milioni di persone la scorsa estate) e alle sperequazioni e di procedere immediatamente con un nuovo modello di sviluppo.

Infine volevo sollevare la questione della xenofobia ovvero della paura del diverso, come sappiamo anticamente i romani indicavano tutti i popoli stranieri con il termine generico di barbari. I barbari erano per i romani coloro che non erano in grado di parlare agevolmente la loro lingua e quindi “balbettavano” agli occhi dei romani. Oggi purtroppo un po’ come allora l’etnocentrismo la fa da padrone e non vi è la curiosità di entrare in relazione e di iniziare a conoscere culture diverse. Mi torna in mente una frase che ho sentito pochi giorni addietro  che suonava più o meno così “Con quello che è capitato in Egitto vedrete quanti immigrati arriveranno e ci porteranno via il lavoro”. Questo è un pensiero ricorrente nelle menti di molti italiani sia di destra che di sinistra. E’ impressionante notare come la loro memoria sia di così breve durata. Solo pochi decenni fa decine di migliaia di Veneti sono migrati in cerca di fortuna in Piemonte per lavorare nella FIAT o nell’indotto, e quanti Veneti agli inizi del novecento sono migrati verso l’America Meridionale, in Argentina o in Brasile? Perché ora vogliono negare agli altri il diritto a migrare di cui hanno usufruito i loro bisnonni, i loro nonni o addirittura i loro stessi genitori?

E’ ben tenere presente che a terra che calpestiamo non porta inciso il nostro nome, è un bene comune di tutta l’umanità e ad ogni essere umano spetta il diritto a poter migrare, come ci ricorda la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 13 che così recita:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

(posto qui il link http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Articolo-13-Terra-casa-comune/17 all’interessante  commento di questo fondamentale diritto espresso dal prof. Antonio Papisca, Cattedra UNESCO "Diritti umani, democrazia e pace" presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell'Università di Padova)

Anche la Costituzione Italiana contiene un riferimento ai processi migratori, si tratta precisamente dell’art. 10 che così recita “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

E poi siamo così certi che ci portino via il lavoro? Dagli studi effettuati dagli esperti dell’UNDP (consiglio a tutti di scaricare da questo link http://www.onuitalia.it/notizie-ottobre-2009/306-lundp-ha-pubblicato-il-rapporto-sullo-sviuppo-umano-2009  il rapporto del 2009 del UNDP, di leggerlo e di divulgarlo)  risulta che non vi siano particolari impatti negativi sull’economia o sul mercato del lavoro di un Paese destinatario di flussi migratori, anzi i benefici che se ne ricavano sono molti dalla varietà sociale alle innovazioni. Quello a cui ci vogliano portare la Lega e i partiti di destra è ad una guerra dei poveri per distogliere l’attenzione sui reali problemi che affliggono la nostra economia.

In conclusione credo che un partito che si dichiara essere di sinistra non può fare marcia indietro su questi temi solo per fini meramente elettorali.  Non si può in nessun modo commettere il fatale errore di uniformarsi al pensiero maggioritario, ma al contrario abbiamo il dovere di aprire le menti dei nostri concittadini su queste tematiche e non dobbiamo far mancare la solidarietà a chi giunge da noi a costo di durissimi sacrifici per iniziare una vita onesta in Italia.  

oggi (e sempre) con le donne per la loro dignità
post pubblicato in Politica, il 13 febbraio 2011


(da www.unita.it/staino)

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permalink | inviato da kaddo il 13/2/2011 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Ennesimo avvertimento mafioso al giornalista Gianni Lannes
post pubblicato in Politica, il 11 febbraio 2011



Avvertimento di stampo mafioso all’alba di oggi, venerdi 11 febbraio 2011, indirizzato al giornalista Gianni Lannes, impegnato in delicate inchieste che toccano le ‘navi dei veleni’ (con la prossima la pubblicazione del dossier ‘Bombe amare’), la strage di Ustica con riapertura delle indagini alla Procura della Repubblica di Roma, il traffico di armi tra Stati, varie inchieste sulle ecomafie, non ultima quella sui containers radioattivi a Ravenna, Genova e Cagliari. E altro ancora. Sabotata l’auto della moglie, raggiunta precedentemente da minacciose telefonate anonime  – denunciate all’Autorità Giudiziaria. Visibilmente manomesso all’interno del veicolo anche il seggiolino di sicurezza di suo figlio. Lannes è stato già oggetti ben tre attentati: il primo, la notte del 2 luglio 2009, quando ignoti hanno fatto esplodere l’auto di sua moglie. E poi il 21 luglio e il 5 novembre 2009 (ignoti hanno dato alle fiamme l’auto del cronista investigativo). Il 15 maggio 2010 ignoti introdottisi nottetempo nello studio di Lannes hanno rubato un computer ed un hard disk portatile. Gianni Lannes è sotto scorta della polizia di Stato dal 22 dicembre 2009.

Fonte: costruendo.lindro.it


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permalink | inviato da kaddo il 11/2/2011 alle 22:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Appello contro le Mutilazioni Genitali Femminili
post pubblicato in Politica, il 10 febbraio 2011


Mutilazioni Genitali Femminili



Ci sono tanti modi di fare violenza su una donna.
Alcuni sono addirittura legali.
Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una pratica crudele che ogni giorno fa 8000 giovani vittime.

Ora dipende anche da te.

Puoi lasciare che quest’orrore continui oppure puoi firmare perché una risoluzione ONU nel 2011 metta al bando queste mutilazioni, per sempre.?

Firma cliccando qui

APPELLO PER UNA MESSA AL BANDO UNIVERSALE DELLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE NEL 2011.

Noi sottoscritti cittadini di tutto il mondo e militanti per i diritti umani, riuniti oggi dopo anni di lotta affinché le mutilazioni genitali femminili siano riconosciute e condannate come violazione del diritto all’integrità della persona e coscienti che un divieto delle Nazioni Unite rafforzerà e apporterà un nuovo slancio agli sforzi che sono ancora necessari per eliminare a pratica ovunque nel mondo:

- chiediamo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili ovunque nel mondo.

- chiediamo ai nostri governi, così come a tutte le organizzazioni internazionali e regionali, di sostenere e promuovere l’adozione di questa risoluzione nel 2011.

- invitiamo i cittadini di tutto il mondo a sostenere e firmare questa petizione per mettere al bando questa violenza generalizzata e sistematica commessa contro le donne e le bambine in violazione del loro diritto fondamentale all’integrità personale.


(da http://www.noncepacesenzagiustizia.org/mgf/mgf/)

EGITTO: INDIETRO NON SI TORNA!
post pubblicato in Politica, il 4 febbraio 2011



Quello che sta succedendo nei Paesi del nord africa è un qualcosa di epocale -  per profondità e vastità del cambiamento paragonabile al crollo del muro di Berlino - a cui tutti noi dovremmo dedicare molta attenzione oltre che profondo rispetto.  E’ singolare come sia l’Unione Europea sia gli Stati Uniti si siano dimostrati impreparati e sorpresi dalla rapida successione degli eventi; a dir poco scandalose sono apparse le ripetute dichiarazioni delnostro ministro degli Esteri a sostegno di Ben Alì e di Mubarak. Di fronte ad un fatto storico di tale portata il silenzio dell’Unione Europa risulta assordante. L’incapacità di prendere una posizione chiara e scevra da interessi particolari ha condannato per l’ennesima volta l’Europa a non contare nulla sulla scena internazionale. Sull’altra sponda dell’Atlantico invece gli Stati Uniti si sono mossi con un’ambiguità che dimostra platealmente come considerino l’Egitto un Paese chiave per la protezione dei propri interessi vitali in tutto il Medio Oriente. E per mantenere il controllo sull’Egitto sono disposti a fare di esso un nuovo Pakistan dove il potere è retto da un connubio tra Islam politico ed intelligence.

La piccola onda sorta in Tunisia si è propagata negli Stati vicini (geograficamente e culturalmente) con la velocità e la forza di uno tsunami e ha dato coraggio e unità di intenti a centinaia di migliaia di persone, giovani in particolare, che sono scese nelle piazza dell’Algeria, del Marocco, della Libia, dello Yemen, della Giordania, della Siria e dell’Egitto.

Grandi protagonisti delle manifestazioni non sono stati i partiti islamici come temuto da qualcuno, ma bensì i giovani, (il gruppo sociale sul quale più pesa la mancanza di prospettive per il futuro) che vedono mancare il lavoro, vedono i loro sforzi posti nello studio e nel miglioramento di sé stessi resi vani da un sistema corrotto dove la meritocrazia non esiste, si sentono schiacciati dalla censura e dalla mancanza di libertà. Proprio i giovani sono stati una risorsa inesauribile di energia ed organizzazione a sostegno delle manifestazioni oceaniche. Hanno fatto ricorso all’utilizzo delle nuove tecnologie quali cellulari ed internet, e grazie ai blog e a facebook hanno potuto aggirare la censura e sono riusciti nonostante gli sforzi del regime egiziano e tunisino ad inventare sempre nuovi modi per comunicare ed organizzare la protesta (un grande ruolo e significato ha avuto la collaborazione della comunità anarchica informale che con i suoi suggerimenti ha istruito gli internauti egiziani a bypassare le restrizioni che venivano via via poste per accedere alla rete. Internet si è rivelata per l’ennesima volta un grande strumento al servizio della democrazia che proprio per questo deve restare libero e reso accessibile a tutti.

Il filo conduttore della protesta che scuote il mondo arabo risiede nella volontà di sottrarsi al controllo di regimi incapaci e corrotti emanazione di una classe dirigente che ha perso ogni contatto con la società e che tende meramente all’autoconservazione (basti pensare al previsto passaggio di poteri che si sarebbe verificato proprio in Egitto da Mubarak senior a Mubarak junior) e a proteggere gli interessi del mondo occidentale in particolar modo statunitensi. Ma gli eventi che hanno scosso la Tunisia hanno aperto gli occhi a molti egiziani che credevano oramai impossibile una svolta e la riappropriazione del proprio futuro. La roccambolesca e un po’ grottesca fuga del presidente tunisino Ben Alì e del suo clan con valigie piene di soldi al seguito hanno dimostrato come questi regimi siano molto meno granitici di quanto sembrino e che possono essere messi in seria difficoltà, ed infine sciogliersi come neve al sole, quando si trovano davanti una consistente parte della società fortemente determinata a veder cambiare le cose. Alle rivendicazioni di una maggiore libertà si associano le rivendicazioni di larga parte del mondo operaio e contadino che vedono i propri redditi diventare sempre più miseri per via di una globalizzazione senza regole. Non bisogna dimenticare infatti che il cuore della protesta ha un nucleo forte di rivendicazioni economiche.

Tuttavia il regime egiziano non è uguale a quello Tunisino, esso può contare su di un esercito e su servizi segreti alquanto potenti. In merito all’esercito abbiamo potuto notare come esso nei giorni delle proteste si sia rifiutato di prendere una posizione netta e si sia limitato a stare alla finestra e vedere un po’ cosa accade. Questo comportamento si può spiegare nel fatto che da un lato è consapevole che il regime di Mubarak è agli sgoccioli equindi non vuole puntare su un cavallo perdente, dall’altra non vuole correreil rischio di veder ridimensionato il suo ruolo ed il suo enorme potere in unostato di ispirazione democratica. Preferisce in definitiva una transizione lenta senza scosse, con un passaggio di poteri a persone di fiducia dell’esercitoquali per esempio l’attuale vicepresidente e capo dei servizi segreti Suleiman.Mubarak quindi è deciso a non mollare subito le redini del potere ed anzi vuole gestire in prima persona il passaggio dei poteri a uomini di sua fiducia. Ciò naturalmente si rivelerebbe un’immensa presa in giro per chi vuole un cambiamento in quanto subirebbe oltre al danno delle angherie subite dagli ultimi colpi di coda dell’attuale regime, anche la beffa della nascita di un nuovo regime che perpetua gli interessi e i meccanismi del primo.

Come hanno annunciato sia El Baradei che i Fratelli Musulmani indietro non si torna, pretendono le immediate dimissioni di Mubarak e l’indizione di elezioni democratiche. Purtroppo dubito che nonostante lerichieste della piazza, delle Nazioni Unite e di parte della comunità internazionale il regime di Mubarak si farà da parte. Come abbiamo potuto assistere nella giornata di ieri il regime ha spiegato tutta la sua arrogante violenza generando scontri tra pacifici manifestanti e provocatori, censurando ogni notizia e mandando a tutti gli egiziani sms a sostegno del regime. Per giunta sono stati presi di mira in particolar modo i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani a cui è stata data la caccia tutto il giorno tanto che le Nazioni Unite sono state obbligate a chiudere la loro sede. Probabilmente l’illusione di poter vedere come in Tunisia una rivoluzione con dosi minime di violenza si dovrà scontrare con la cruda realtà ed altre vite dovranno essere immolate sull’altare della libertà e della dignità. Dopotutto una rivoluzione non è mai un pranzo di gala. Massima solidarietà e massimo rispetto per chi scenderà nei prossimi giorni nellepiazze dell’Egitto per sfidare l’arroganza del regime e il più grande augurio perché la lotta si riveli infine vittoriosa e si possa propagare a tutti i Paesi in cui regna l’ingiustizia e la corruzione compresa l’Italia.  


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permalink | inviato da Malatesta85 il 4/2/2011 alle 16:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
E-mail a Rainews...
post pubblicato in Politica, il 4 febbraio 2011


Oggi guardavo Rainews e dopo la terza citazione del "popolo padano" da parte dei giornalisti che presentano le notizie ho mandata una mail (scusate la brevità ma sul form non non potevo andare oltre...)


Buongiorno,

all'annuncio delle notizie sul federalismo municipale, i giornalisti che presentano le notizie continuano a citare il "Popolo Padano"

Gentilmente potreste cambiare questa definizione in "popolo leghista" semplicemente perché:

-la Padania non esiste e non è mai esistita
-nel linguaggio collettivo dire "popolo padano" significa "coloro che abitano (e sono originari) delle regioni del nord Italia" e mi pare che non tutti quelli che abitano nel nord siano d'accordo con la lega...


scusatemi per la precisazione ma sono personalmente contro questa definizione del nord come "Padania"


voi cosa ne pensate???

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Babel
post pubblicato in Poesia, il 3 febbraio 2011


Ciao a tutti,

oggi ho riscoperto questa vecchia canzone dei Radiodervish con Caparezza... è una poesia contemporanea che ci fa riflettere sugli orrori della guerra, di tutte le guerre!!!

eccola
(con il testo tradotto)




Musica: Michele Lobaccaro –Nabil Salameh- Alessandro Pipino- Michele Salvemini
Testo: Nabil Salameh – Michele Lobaccaro –Michele Salvemini

Vedi amore mio
Hanno rubato la luce del cielo
Il mio esilio
E’ questa terra
Ormai senza pietà

Se fossi vento
traccerei un sentiero
Che porta alla primavera
Tace Sheherezade
Infinita nostalgia

Rabbia
Di sabbia d’Arabia in gabbia
Chi comanda non cambia
Ti tenderà una mano ma che sanguina
Mette i suoi uomini
Nella sala comandi ma
Se vuole il cuore tu non lasciare che l’abbia

Prendilo per i capelli
Rendi i ribelli fratelli
Butta i granelli negli occhi
Dei satelliti
Meriti più della faccia finta più
Della gente tinta che
Continua a dire troppe falsità su di te

La sera è rimasta senza le stelle
E’ tempo degli dei del ferro
Gli angeli hanno abbandonato la terra
Smisurato silenzio

Gioisca colui che riesce a vedere la luce nell’oscurità
E toccare l’alba nelle gocce di rugiada
Gioisca colui che desidera ancora dal cielo
Un varco per la speranza

E non rimangono che nuvole di polvere
Cumuli di colpe che un golpe si fanno assolvere
Il vento soffia dall’ovest e già diffonde
Le solite menzogne che sparano dal fronte

Chi sta lontano distratto
Da uno schermo che è piatto
D’un tratto non sa che rispondere
Ma chi è civile ci vive tra le bombe
Crollano le forze aumentano le collere

La sera è rimasta senza le stelle
E’ tempo degli dei del ferro
Gli angeli hanno abbandonato la terra
Smisurato silenzio

Gioisca colui che riesce a vedere la luce nell’oscurità
E toccare l’alba nelle gocce di rugiada
Gioisca colui che desidera ancora dal cielo
Un varco per la speranza


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permalink | inviato da kaddo il 3/2/2011 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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