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Politica ed informazione italiana... sorde
post pubblicato in Politica, il 16 marzo 2011




La cosa che mi spinge a scrivere questo articolo è stata la notizia, appresa per caso, dello stato di mobilitazione delle persone sorde: mi sono messo quindi a cercare sui siti dei maggiori quotidiani nazionali ma non ho trovato niente di interessante e/o importante.


Alla "sordità" dell'informazione italiana voglio, nel mio piccolo, sopperire con questo breve escursus sulla problematica.

Utilizzando quindi parte del discorso tenuto al Senato della Repubblica dal Sen. Oskar Peterlini (che trovate qui insieme ad un'ampia documentazione) vorrei un po' venire a capo della questione.

"La LIS è la lingua visivo-gestuale adoperata dalle comunità dei sordi in Italia. Essa ha una struttura assai diversa dalla lingua italiana (parlata) dato che, nel corso della storia, sordi ed udenti non sono stati molto in contatto.
    La LIS, come le altre lingue segnate, non è dunque una pantomima con segni prodotti a caso come molte persone pensano, bensì è una lingua vera e propria con una sua grammatica. Analogamente a quanto avviene per le lingue vocali, ogni nazione ha una propria lingua dei segni, con ulteriori varietà regionali e addirittura con qualche differenza lessicale nell’ambito della stessa città, dovuta a quanto ancora sopravvive delle diversità linguistiche un tempo esistenti tra i vari istituti per sordi.
    I sordi in Italia sono oltre 70.000, includendo in questa cifra sia coloro che sono nati sordi o che sono diventati sordi nei primi anni di vita (e quindi non hanno potuto acquisire il linguaggio parlato come bambini udenti, a causa della sordità), sia le persone che sono diventate sorde dopo aver appreso il linguaggio parlato. Specie per i primi, i cosiddetti «sordomuti», che possono imparare la lingua parlata solo dopo un iter di riabilitazione, nasce la necessità di uno strumento quale la LIS, con una propria specificità morfologica, sintattica e lessicale.
    In Europa la lingua dei segni ha avuto un riconoscimento al più alto livello con due risoluzioni del Parlamento europeo, del 17 giugno 1988 e del 18 novembre 1998, relative appunto alla lingua dei segni dei sordi e con la risoluzione dell’Unesco resa a Salamanca nel giugno 1994. I sordi utilizzano figure professionali quali l’interprete LIS e gli operatori (per esempio gli assistenti alla comunicazione) garantendo attraverso l’uso della LIS risultati ottimali per la formazione di soggetti affetti da sordità.
    L’Unione europea dei sordi (European Union of the Deaf), con sede in Bruxelles, creata nel 1985, e che rappresenta attualmente le associazioni di ventiquattro Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Regno unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria) ha più volte sollecitato, con atti formali, tutti gli Stati membri dell’Unione europea ad accettare legalmente la lingua dei segni di ciascun Paese nell’ambito della struttura della Carta europea delle lingue minoritarie.
    La lingua dei segni rappresenta una forma di integrazione dei non udenti nella società degli udenti a condizioni per loro eque. Proprio per rafforzare la protezione e promozione dei diritti umani delle persone con disabilità e per abbattere la barriera della comunicazione quale forma di emarginazione, sembra quindi giunto il momento per l’Italia di dare alla LIS pieno riconoscimento, equiparandola ad una qualsiasi lingua di minoranza linguistica.
È in questo senso che la LIS deve essere per noi considerata «lingua non territoriale» della comunità dei sordi, equiparando tale definizione a quella della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, articolo 1, lettera c)."

Qual'è il problema? da questo discorso non si è fatto nulla: il passato Governo Prodi è arrivato alla fine dell'iter legislativo, ma la sua caduta ha impedito che la legge fosse approvata.

L'attuale Governo è rimasto a lungo "sordo" alle sollecitazioni della comunità dei sordi e degli interpreti LIS, tanto da promettere a più riprese un intervento legislativo mai arrivato.

I sordi pian piano cercano di prendere in mano la situazione e il 14 ottobre scorso hanno organizzato un sit-in per chiedere il riconoscimento di questa lingua.

Ed arriviamo ad oggi: l'Ente Nazionale Sordi (ENS) emana questo comunicato stampa

"L’Ente Nazionale Sordi Onlus annuncia lo stato di agitazione per la mancata approvazione del Disegno di Legge sul riconoscimento della Lingua dei Segni, di nuovo impantanato in I Commissione Affari Costituzionali del Senato in sede deliberante, dopo quasi un anno di attesa in Commissione Bilancio.

A comunicarlo è il Presidente Nazionale ENS Ida Collu, che teme che l’inspiegabile nuovo stop dell’iter legislativo del provvedimento, proprio quando la Commissione Bilancio si era espressa positivamente sul testo e sugli emendamenti, nasconda il tentativo di rimettere in discussione il contenuto del provvedimento proprio quando si attende soltanto il voto.“Non c’è più tempo”, aggiunge Ida Collu, “per modificare un testo su cui si sono già tenute audizioni, che ha già cambiato tre volte versione e che ha finalmente ricevuto il via libera dalla Commissione Bilancio”.Qualsiasi modifica al testo attuale, oltre quella indicata dalla Commissione Bilancio, non avrebbe altro effetto che snaturare il provvedimento, regalando ai sordi italiani, dopo oltre vent’anni di attesa, una legge beffa.

“Chiediamo soltanto”, conclude Ida Collu, “che la Repubblica riconosca la Lingua dei Segni senza “se” e senza “ma”, così come previsto dall’art. 21 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità che il nostro Paese si è impegnato ad attuare ratificandole con la legge 3 marzo 2009 n. 18”."


allora la mia domanda è: chi è il vero sordo in tutta questa faccenda?





Riferimenti normativi

Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Artt. 2, 9, 21, 24 e 30 (Lingua dei Segni).

Legge 3 marzo 2009, n.18. Ratifica ed esecuzione della Convenzione ONU.

Unione Europea 19.11.2010: 160 associazioni firmano la Dichiarazione sulle Lingue dei segni

Risoluzioni dell'Unione Europea sulla Lingua dei Segni (1988 e 1998)

Il nucleare in Italia? 10 buoni motivi per dire No
post pubblicato in Politica, il 14 marzo 2011


La tragedia giapponese riporta il tema del nucleare al centro del dibattito politico. E mentre ci avviciniamo al referendum di giugno, gli italiani cominciano a parlarne. Criticamente. Ecco dieci buoni motivi per essere antinucleari.

1. Il nucleare è molto pericoloso
La tragedia di Cernobyl ha dimostrato la pericolosità di questa fonte di energia. Quell’incidente ha causato e causerà ancora nel futuro centinaia di migliaia di vittime e ancora oggi, a 23 anni di distanza, le ricerche scientifiche mostrano ancora impatti sia sulla flora che sulla fauna. Cresce l’evidenza di leucemie infantili nelle aree vicino alle centrali nucleari.

2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca
Le centrali nucleari generano scorie radioattive. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo.

3. Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione
Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi” e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.

4. Il nucleare è troppo costoso
Secondo il Dipartimento USA dell’energia un EPR costa, in euro, 7,5 miliardi, una cifra ben maggiore rispetto a quanto propagandato da Enel e governo (4,5 miliardi). Se poi teniamo conto dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento e bonifica degli impianti nucleari, i costi per noi e le future generazioni saranno ancora più elevati.

5. Il nucleare non è necessario
Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2.

6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima
Il nucleare è una scelta inutile ai fini climatici, visto che le centrali saranno pronte certamente dopo il 2020 e invece bisogna ridurre oggi le emissioni di gas serra. Investire sul nucleare sottrae risorse alle fonti davvero pulite, efficienza energetica e rinnovabili.

7. Il nucleare non genera indipendenza energetica
Se il nucleare dovesse tornare in Italia, continueremo a importare petrolio per i trasporti e diventeremo dipendenti dall’estero per l’Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese.
E, comunque, la Francia leader del nucleare ha consumi procapite di petrolio superiori a quelli italiani.

8. Il nucleare è una risorsa limitata
L’Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso venissero costruiti nuove centrali, l’esaurimento delle risorse di Uranio si accelererebbe.

9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini
Gli italiani hanno detto NO al nucleare con un’importante scelta referendaria. Oggi i sondaggi di opinione rivelano che la maggior parte dei cittadini non vuole una centrale nucleare nella propria Regione.

10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi
Alcuni sostengono che il rischio nucleare c’è già, essendo l’Italia circondata da reattori. È una affermazione scorretta: anche se non è mai nullo, il rischio per le conseguenze di un incidente diminuisce maggiore è la distanza dalla centrale. Le Alpi, come si è visto nel caso di Cernobyl, sono una parziale barriera naturale per l’Italia.

RICORDIAMO CHE PER DIRE NO AL REFERENDUM OCCORRE SEGNARE IL SÌ


(fonte http://violapost.wordpress.com/2011/03/14/il-nucleare-in-italia-10-buoni-motivi-per-dire-no/)


Aggiornamento:
ecco la mappa delle probabili centrali nucleari sovrapposta alla mappa sismica dell'Italia:



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