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Ecco perché Frattini tentenna...

Gli scontri in Libia sono forti: almeno 300 morti a Bengasi, assalto ai palazzi governativi a Tripoli, repressione forte da parte del governo libico (un'ottimo articolo che spiega la situazione lo trovate qui)

e Frattini? il silenzio assordante da parte della diplomazia italiana non è solo frutto di interessi economici legati ai rifornimenti energetici; non è legato all'amicizia col nostro Primo Ministro (o almeno non solo) ma al fatto che ad uccidere i libici ci sono le NOSTRE armi!!!

Come un piccolo Wikileaks vi posto il comunicato stampa dell'Archivio Disarmo che vi potrà dare un'ottica sulle nostre esportazioni armamentali verso la Libia...




COMUNICATO STAMPA


Mentre continuano a pervenire dalla Libia drammatiche notizie sulla violenta repressione ad opera del regime, appare utile ricordare che Tripoli è un partner commerciale importante per l’Italia anche nel settore militare. Infatti in questo paese è diretto circa il 2% delle esportazioni totali dell’Italia, ponendosi come l’undicesimo paese importatore delle armi italiane.

Tra l’altro, dopo un leggero calo tra il 2005 e il 2007, nel 2008 il valore delle spese militari libiche ha ricominciato a crescere, raggiungendo la cifra di 1,1 miliardi di dollari nel 2008, aprendo quindi prospettive interessanti alle esportazioni di armi.

In base ai Rapporti del Presidente del Consiglio dei Ministri sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, il valore delle esportazioni di armi italiane alla Libia è in costante crescita a partire dal 2006, anno in cui riprendono i flussi commerciali tra i due Stati. Le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, eazzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche).


E’ utile ricordare che negli ultimi dieci anni diversi sono stati gli accordi stipulati con il regime di Gheddafi:







La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche:



Solo ora, di fronte alla rivolta popolare che si sta diffondendo nei paesi nordafricani, si scopre che questi regimi sono illiberali, mentre i governi occidentali li hanno appoggiati a lungo, fornendo armamenti in cambio di materie prime e opportunamente “distraendosi” sui temi fondamentali del rispetto dei diritti umani e delle elementari libertà civili conculcate in questi paesi, come nel caso libico.



Prof. Maurizio Simoncelli

Vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo



Roma 21 febbraio 2011


Pubblicato il 21/2/2011 alle 19.6 nella rubrica Politica.

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